IMMIGRAZIONE. Cresce la migrazione di studenti e lavoratori permanenti. Rapporto Ocse

Nei Paesi dell’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, cresce la migrazione di lavoratori qualificati, lavoratori temporanei e studenti, soprattutto nelle aree di libero movimento, come l’Europa. Tra il 2000 e il 2005 gli studenti stranieri sono aumentati complessivamente del 50%; le più alte percentuali di aumento si sono registrate in Nuova Zelanda, Repubblica Ceca e Giappone.

Aumenta la richiesta di lavoratori scarsamente qualificati; molti Paesi dell’Ocse hanno implementato programmi di lavoro temporaneo per gli immigrati. In Italia, Spagna e Irlanda è cresciuta fortemente la percentuale di immigrati sull’occupazione totale. I lavoratori immigrati temporanei arrivati nei Paesi dell’Ocse sono stati oltre 2,5 milioni, e la migrazione permanente è cresciuta ancora di più.

Gli immigrati guadagnano meno dei lavoratori nazionali tranne che in Australia; negli Stati Uniti lo stipendio dell’immigrato è, in media, il 20% più basso. Lo stipendio si abbassa ancora di più se l’immigrato non proviene da un Paese membro dell’Ocse. Comunque il divario retributivo tra immigrati e lavoratori nazionali tende ad essere meno accentuato di quello che c’è tra uomini e donne.

Sono alcuni dei dati del Rapporto dell’Ocse, "International Migration Outlook 2008", sulle prospettive della migrazione internazionale, presentato oggi a Parigi. Nel 2006 sono circa 4 milioni i migranti permanenti e legali, circa il 5% in più rispetto al 2005. Il numero di immigrati è notevolmente aumentato negli Stati Uniti, in Corea e in Spagna. I maggiori incrementi in percentuale si sono registrati in Portogallo, Svezia, Irlanda e Danimarca, mentre l’immigrazione è diminuita in Austria e Germania. In tutti i Paesi, tranne che in Giappone, il motivo principale per l’immigrazione è il ricongiungimento familiare. Negli Stati Uniti dove la politica sull’immigrazione è ampiamente basata sulla famiglia, il ricongiungimento è causa del 70% della mobilità; in Francia del 60%; il fenomeno è in crescita in Portogallo, dove stanno arrivando i congiunti dei lavoratori immigrati, provenienti soprattutto dall’Ucraina.

In molti paesi europei, tra i quali l’Italia, l’Irlanda, la Spagna e il Regno Unito, predomina invece la migrazione economica, che riguarda il 30-40% degli immigrati permanenti. In Austria, Belgio, Danimarca e Germania, circa la metà degli immigrati permanenti sono arrivati per motivi di lavoro, e in Svizzera circa il 70%, mentre in Francia, Italia e Portogallo le possibilità sono molto più limitate (meno del 20%). Il Regno Unito, ad esempio, riesce a soddisfare gran parte dei suoi fabbisogni di manodopera poco qualificata grazie alla migrazione economica.

Nel 2006 diminuiscono, per il quarto anno consecutivo, le richieste d’asilo nei Paesi dell’Ocse. In testa ai paesi riceventi figurano gli Stati Uniti con 41.000 domande, seguiti da Canada, Francia, Germania e Regno Unito con 20.000 a 30.000 domande. Svezia, Austria e Svizzera sono i principali paesi riceventi in termini pro-capite. L’Irak, seguito dalla Serbia e dal Montenegro sono i maggiori paesi d’origine. Nel 2006, in Europa, il 60% degli immigrati era di origine europea; la metà del flusso migratorio totale ha avuto come origine i paesi asiatici e come destinazione i Paesi dell’OCSE non europei. Molto alta è la percentuale di messicani che emigrano negli Stati Uniti; cresce, inoltre, l’immigrazione sudamericana in Portogallo e in Spagna. L’Europa accoglie circa l’85% dei flussi provenienti dal Nordafrica, ma il 60% dei flussi provenienti dall’Africa sub-sahariana riguarda i Paesi Ocse non europei.

I flussi migratori dal Sud Asia, dall’est e dal sud-est asiatico, verso i paesi Ocse non europei superano rispettivamente di 4 e di 6 e di 7 volte i flussi verso i paesi europei. Nel 2006, il 60% degli afflussi proveniva da una lista di 20 Paesi, ai primi posti della quale figurano la Cina, la Polonia e la Romania La Bolivia, la Romania e la Polonia hanno registrato il maggiore aumento di flussi migratori tra il 2000 e il 2006. La Turchia, la Federazione Russa e le Filippine hanno invece registrato un modesto calo a partire dal 2000. Rispetto agli ultimi dieci anni, i flussi migratori dalla Germania e dalla Polonia hanno registrato aumenti significativi nel 2006. L’emigrazione dalla Germania è cresciuta essenzialmente verso i paesi vicini in particolare la Polonia, l’Austria, la Svizzera, i Paesi Bassi e la Danimarca. L’immigrazione dalla Polonia è cresciuta in Svezia, Belgio, Paesi Bassi, Norvegia, Danimarca e Germania. La Cina e l’India contano due milioni di emigrati ciascuna nei paesi dell’Ocse.

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