IMMIGRAZIONE. Cure sanitarie per irregolari, Pediatri: “Abolirle sarebbe atto dannoso”

Un fermo "sì" diretto a garantire l’assistenza sanitaria per gli stranieri irregolari giunge dall’ Associazione culturale pediatri (ACP) che si unisce all’appello della Società italiana medicina delle migrazioni (SIMM). "Concordiamo con la SIMM che si tratti di un atto inutile, dannoso e pericoloso – dichiara il presidente Michele Gangemi, quale portavoce dei 2500 pediatri dell’ACP – Un atto che non porta al superamento, bensì ad un acuirsi delle disuguaglianze e delle discriminazioni nel nostro Paese con gravi conseguenze socio-sanitarie".

Con l’emendamento che è in via di discussione alla Commissione congiunta Affari costituzionali e Giustizia in Senato, verrebbe eliminato il principio di "non segnalazione all’autorità" dell’immigrato irregolare da parte dei medici "l’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano (comma 5, articolo 35, decreto 286/1998 )".

"Il problema socio-sanitario degli immigrati e dei loro figli non deve essere assecondato né rimosso – sottolinea il presidente dell’ACP, Michele Gangemi – né tanto meno acuito allontanando gli immigrati irregolari ad ogni forma di tutela sanitaria e di relazione sociale". E gli operatori sanitari per primi hanno il dovere e il diritto di garantire concretamente la salute per tutti, senza distinzione di etnia. Soprattutto in questa nuovo scenario di multiculturale del nostro Paese: secondo le stime dell’ultimo rapporto Caritas-Fondazione Migrantes, nel 2050 gli stranieri nel paese, al netto di quelli che diventeranno cittadini italiani, saranno 8,9 milioni nello scenario basso, 10,7 milioni nello scenario medio e 12,4 milioni nello scenario alto, con un’incidenza tra il 16 e il 18 per cento sui residenti.

Comments are closed.