IMMIGRAZIONE. Indagine Cittalia-Anci: solo 37% italiani contrario al reato di clandestinità

I problemi economici rendono gli italiani più intolleranti nei confronti degli stranieri. L’immigrazione è in fenomeno che cresce ma non crea diffuso allarme (solo il 28% ritiene che nel proprio comune ci siano troppi stranieri) ma solo il 37% degli italiani considera negativo l’introduzione del reato di clandestinità, che incontra invece il parere favorevole di molti, anche se con diversi distinguo. Sono alcuni dei risultati di un’indagine condotta da Fondazione Cittalia-Anci Ricerche in collaborazione con SWG sul tema "Gli italiani e l’immigrazione. Cosa cambia con la crisi economica", con interviste a un campione di 1500 persone.

Primo punto: giudizio diviso a metà per quanto riguarda le conseguenze delle crisi economica. Il 23% degli intervistati ritiene che pesi allo stesso modo su italiani e stranieri, il 39% ritiene che gli immigrati ne risentano meno perché trovano più facilmente lavoro anche se irregolare e sottopagato, il 33% ritiene invece che gli stranieri risentano di più della crisi perché sono i primi a rimanere senza lavoro e rischiano di perdere il permesso di soggiorno.

La maggioranza degli intervistati (80%) è comunque convinta che la crisi incida sulla percezione del fenomeno migratorio da parte degli italiani: per il 63%, i problemi economici fanno diventare più intolleranti verso gli stranieri, mentre il 33% sostiene che aumenta la concorrenza nel lavoro.

La crisi non fermerà l’immigrazione e questo è un dato condiviso dagli intervistati. Quando ci si interroga sulla possibile integrazione, le risposte sono molto articolate e c’è una diffusa consapevolezza di dover intervenire per favorire l’integrazione, mentre solo all’ultimo posto si piazza la voce per la quale "bisogna prima pensare agli italiani". Cosa fare? I primi interventi citati dagli intervistati sono nell’ordine "combattere i fenomeni come la tratta sessuale e lo sfruttamento per mendicità di minori e disabili", "educare i giovani a contrastare il razzismo e la xenofobia", "evitare che nelle città si creino quartieri etnici", ma anche "rafforzare i controlli nei confronti degli immigrati irregolari" e allo stesso tempo "coinvolgere gli immigrati in attività civiche e sociali".

Solo il 37% del campione considera però negativamente il reato di clandestinità, perché demagogico in quanto basta l’applicazione delle leggi esistenti (14%) oppure perché va contro i diritti umani e rischia di rafforzare l’ostilità verso gli immigrati (23%). Il resto del campione si dichiara d’accordo con l’introduzione del reato, pur con qualche sfumatura: per il 28% è necessario il massimo rigore; per il 23% è positivo a condizione che si creino le condizioni per l’integrazione degli immigrati regolari; per il 12% è positivo purché non danneggi i più deboli nell’accesso alla cure sanitarie e alla scuola.

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