IMMIGRAZIONE. Istat: per gli stranieri migliore salute rispetto agli italiani ma meno prevenzione

Migliore salute rispetto agli italiani ma meno prevenzione. Gli stranieri residenti in Italia sono in buona condizione di salute, hanno una migliore percezione dello stato di salute rispetto agli italiani e complessivamente sono più soddisfatti del Servizio sanitario pubblico. Ma fanno meno controlli e meno prevenzione e hanno un minor accesso ai servizi sanitari, mentre è più diffuso il ricorso al pronto soccorso, al consultorio e, per le donne in stato di gravidanza, alle strutture pubbliche. È il quadro che emerge dalla ricerca dell’Istat "Salute e ricorso ai servizi sanitari della popolazione straniera residente in Italia" resa nota oggi e relativa al 2005.

Dalla ricerca emerge il quadro di una popolazione straniera residente con bisogni di salute simili a quelli degli italiani e generalmente in migliori condizioni di salute, "in linea – spiega l’Istat – con un profilo di migranti di prima generazione che si spostano prevalentemente per progetti di lavoro e che dunque portano con loro un capitale di salute che ne fa un gruppo mediamente più sano".

L’80,3% dichiara degli stranieri dichiara di stare bene o molto bene, contro il 71,8% tra gli italiani, mentre il 22,8% sono gli stranieri con almeno una malattia nelle quattro settimane precedenti l’intervista, contro il 27,4% tra gli italiani. Sembrano però confermate condizioni di salute meno favorevoli per le persone di status sociale più basso.

C’è un minore accesso ai servizi sanitari ma un maggiore ricorso al pronto soccorso: sono più contenute le prestazioni sanitarie, come visite mediche e accertamenti diagnostici (il 18,4% contro il 24,6% per gli italiani ha effettuato una visita medica nelle quattro settimane precedenti l’intervista, e il 6,8% contro il 9,6% accertamenti diagnostici), in particolare quelle di tipo specialistico che si dimezzano nella popolazione straniera, con un minor ricorso allo specialista privato. Il tasso di ricovero è più basso sia per gli uomini che per le donne, esclusi i ricoveri per parto.

È invece più frequente il ricorso ai servizi di emergenza: sono più diffusi gli accessi al Pronto Soccorso in particolare per gli uomini stranieri, e il 7,0% rispetto al 4,2% degli italiani nei tre mesi
precedenti l’intervista è ricorso al Pronto Soccorso.

Nel percorso della maternità le donne straniere si rivolgono in misura nettamente maggiore delle italiane all’assistenza presso un consultorio pubblico durante la gravidanza (38,3% contro il 13,7%). Rispetto alle italiane, si evidenzia in particolare una maggior ricorso alle strutture pubbliche e una minore medicalizzazione del parto. Il 57,6% si è rivolta al ginecologo che lavora in una struttura pubblica contro il 16,5% delle italiane, e una quota rilevante è stata assistita presso un consultorio (38,3% contro il 13,7% delle italiane).

C’è però meno prevenzione. Ad esempio la quota di uomini stranieri che non controlla la pressione arteriosa è pari al 39,1% (tra gli italiani è pari al 22,0%), tra le donne straniere si riduce al 31% (tra le italiane è pari al 17,3%); fra le donne il 51,6% ricorre al pap test e il 42,9% alla mammografia, con percentuali minori fra le donne marocchine e albanesi, mentre per le italiane i tassi superano il 70%.

Secondo l’Istat "emerge quindi una sostanziale equità del Sistema Sanitario Nazionale, sebbene siano ancora da rimuovere alcune limitazioni nell’accesso da parte della popolazione straniera"che ne preservino il patrimonio di salute. "Molte di tali limitazioni potrebbero trovare semplice soluzione in una più efficace comunicazione che tenga conto delle specificità culturali e sociali della popolazione straniera residente".

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