IMMIGRAZIONE. Medici Senza Frontiere: no a 18 mesi nel Centri di Permanenza Temporanea

Medici Senza Frontiere è "sconcertata dall’intento, previsto nel disegno di legge, di estendere a 18 mesi (dagli attuali due) il tempo massimo di permanenza all’interno dei Centri di Permanenza Temporanea e di assistenza" ed esprime "profonda preoccupazione" per il pacchetto sicurezza varato dal Governo. È quanto ha dichiarato oggi l’organizzazione medico-umanitaria, che ricorda come già dal rapporto prodotto dalla "Commissione del Viminale per la verifica della funzionalità dei centri di permanenza temporanea per immigrati" del 2007, presieduta dall’ambasciatore Steffan De Mistura, fosse emerso come il raddoppio da 30 a 60 giorni del periodo di permanenza all’interno di un CPTA non abbia prodotto alcuni aumento del numero di identificazioni e di espulsioni.

Abusi da parte delle forze dell’ordine, uso incongruo di psicofarmaci, episodi di autolesionismo, incapacità di garantire standard minimi di accoglienza: sono le condizioni denunciate nel 2004 da Medici Senza Frontiere nel rapporto "Centri di Permanenza Temporanea e Assistenza. Anatomia di un fallimento". L’organizzazione parte proprio da qui: "Temiamo che con l’estensione a 18 mesi del periodo massimo di permanenza all’interno dei CPTA, le condizioni di vita e di salute delle persone trattenute non possano che peggiorare", ha detto Loris De Filippi, responsabile dei progetti di MSF Italia, chiedendo dunque di garantire all’organizzazione l’accesso ai Centri.

Non meno dura la posizione nei confronti dell’introduzione del reato di immigrazione clandestina per il quale, rileva MSF, "si creerebbe un esercito di persone penalmente perseguibili" – 500 mila migranti esclusi dall’ultima domanda per ottenere il permesso di soggiorno più tutti coloro che non hanno fatto domanda – e una ulteriore precarizzazione delle condizioni di vita di centinaia di migliaia di persone. "Temiamo – ha aggiunto De Filippi – che l’introduzione del reato di immigrazione clandestina possa ulteriormente esacerbare la situazione di sfruttamento dei migranti irregolari impiegati come lavoratori stagionali".

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