IMMIGRAZIONE. Milano esclude dai centri estivi comunali i figli degli irregolari

Sbarrato il passo ai figli degli immigrati irregolari ai quali è vietato l’accesso ai centri estivi del Comune di Milano per effetto della circolare che disciplina l’iniziativa "Estate vacanza 2009", istituita per consentire a bambini e ragazzi dai tre ai 14 anni di trascorrere un periodo di vacanze.

La denuncia si può leggere nell’edizione milanese di sabato 13 luglio scorso del quotidiano "La Repubblica", in un articolo firmato da Zita Dazzi, in cui viene precisato che a ribadire il concetto è l’assessore all’educazione del Comune Mariolina Moioli: per partecipare al programma serve – si legge nell’articolo – "il permesso di soggiorno in regola con la normativa vigente, la fotocopia del documento di identità e del codice fiscale dei genitori".

Le attività ricreative ed educative offerte dalle strutture del Comune in luglio, agosto e settembre sono servizi facoltativi e integrativi, spiega l’edizione milanese del quotidiano, quindi diversi dalla scuola dell’obbligo gestita dallo Stato. Quindi, paradossalmente, sottolinea "Repubblica", ci sono bimbi immigrati che vanno a scuola durante l’anno, ma che a luglio devono restare a casa.

Sull’esclusione dei bimbi figli di clandestini o irregolari, il Comune di Milano è peraltro recidivo: l’anno scorso, Palazzo Marino aveva già suscitato molte polemiche con la controversa circolare sulle iscrizioni alle scuole materne dei figli degli immigrati non in regola con il permesso di soggiorno. In quel caso, l’intervento della magistratura aveva imposto che i bambini irregolari venissero ammessi purché in grado di dimostrare "l’abituale dimora in città".

Per i centri estivi negati quest’anno ai figli degli irregolari, scrive "Repubblica", arriva comunque la prima protesta ufficiale: quella del collegio docenti dell’istituto comprensivo Thouar-Gonzaga" (elementari via Brunacci, via Gentilino, via Vigevano, via Gorizia, medie di via Tabacchi e via Gorizia).

"Presa visione della normativa del Comune – scrivono in un documento – gli insegnanti esprimono la loro profonda indignazione per la mancata tutela del diritto per i minori a godere di uguale trattamento e pari opportunità; denunciano la violazione del diritto di uguaglianza sancito dalla Costituzione; chiedono che tale normativa venga immediatamente modificata al fine di ristabilire le condizioni affinché a tutti gli alunni siano garantite pari possibilità di accesso".

Ma nonostante la denuncia di "Repubblica", per il momento non c’è stato nessun commento da parte dell’assessore Moioli.

di Flora Cappelluti

 

 

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