IMMIGRAZIONE. Milano, ricerca Naga traccia l’identikit dei cittadini senza diritti in Italia

Giovani, superlavoratori, spesso con un livello di istruzione pari o più elevato degli italiani – il 10% circa ha frequentato l’università e oltre il 50% almeno le scuole superiori – ma clandestini in Italia, con condizioni abitative disagiate (oggettivo sovraffollamento) e professionali caratterizzate dai bassi salari. E’ questa la fotografia scattata dal Naga, un’associazione volontaria di assistenza socio-sanitaria milanese, nel Rapporto 2009 sull’immigrazione irregolare in Italia.

Dal Rapporto Naga 2009 (www.naga.it) – che analizza i dati raccolti tra il 2000 ed il 2008 e le esperienze in Italia di oltre 47.500 utenti registrati nella banca dati dell’associazione, per i quali sono state indagate provenienza, genere, età, stato civile e figli, permanenza, istruzione, occupazione, abitazione e lavoro svolto nel Paese di origine e nel Paesi di accoglienza – emerge, per esempio, che i lavoratori immigrati più ‘stakanovisti’ risultano essere gli ucraini, i boliviani e i peruviani.

"Questo sfata l’immagine del clandestino, chiamiamolo proprio così, che non lavora e viene in Italia solo per delinquere. Il secondo dato è che la percentuale di scolarizzazione dei cittadini stranieri irregolari è assolutamente analoga, se non superiore a quella dei cittadini italiani in generale", aggiunge Pietro Massarotto, presidente del Naga.

Nel complesso, il quadro tracciato dal Rapporto Naga, è piuttosto preoccupante soprattutto per quanto riguarda le condizioni abitative degli immigrati irregolari in Italia e la dequalificazione professionale da loro subita, nonostante il tasso medio di occupazione si sia assestato intorno al 62%, per salire al 76% dopo tre anni di permanenza in Italia, addirittura oltre la media registrata dai lavoratori italiani (59%) e di poco inferiore al 71% dei lavoratori lombardi.

La ricerca, realizzata in collaborazione con Carlo Devillanova dell’Università Bocconi, Francesco Fasani dell’University College London e Tommaso Frattini dell’Università degli Studi di Milano, rivela che le donne sono prevalentemente impiegate nell’assistenza agli anziani e nelle pulizie domestiche, mentre per gli uomini il settore che offre maggiori possibilità occupazionali è quello edile. Inoltre, dalla ricerca emerge che il tempo medio di permanenza in Italia è notevolmente aumentato. "Nel 2003 il 53% era in Italia da meno di un anno, mentre nel 2008 sono meno del 25%, contro il 30% che è qui da almeno quattro anni", aggiungono dal Naga.

Ma da dove arrivano queste persone che spesso vediamo viaggiare a bordo di carrette del mare, attraversare deserti o pagare ingenti somme per venire in Italia alla ricerca di una speranza? Nella stragrande maggioranza, arrivano dal Sud America, principalmente Ecuador e Bolivia. Poi dall’Egitto e dal Marocco, dall’Africa subsahariana, dalle Filippine e in generale dall’Asia: poi c’è, ovviamente, tutto l’Est europeo.

I percorsi sono diversi, e non necessariamente passano dal mare: qualche volta questi immigrati arrivano via terra, qualche volta sui camion, altre volte sui cargo.

"Sono percorsi difficili per chi non dispone di un visto d’ingresso turistico, un modo per entrare in Italia peraltro piuttosto utilizzato. Ma tra i tanti disposti a correre molti rischi per venire in Italia nella speranza di stare meglio, pochi ce la fanno davvero e riescono magari a regolarizzarsi attraverso una sanatoria per diventare finalmente regolari. Per chi invece è condannato all’irregolarità, il percorso è irto d’ostacoli poiché rimanere nel sommerso è difficile per chi arriva da lontano nel tentativo di giocarsi una chance per una vita migliore", concludono dal Naga.

di Flora Cappelluti

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