IMMIGRAZIONE. Nei centri di permanenza diritti umani violati

La gestione dei centri di permanenza temporanea e assistenza si basa sulla "discrezionalità e l’arbitrio". Nei centri c’é una "sistematica violazione" della legge che tutela i diritti umani. Lo rileva un’indagine presentato oggi, realizzato nei cpta italiani su iniziativa di un gruppo di parlamentari (fra questi, Francesco Martone, Tana de Zulueta, Patrizia Toia e Nuccio Iovene) e di organizzazioni della società civile (come Medici senza frontiere, Ics, Missionari comboniani, Cgil, Amnesty International).

L’indagine, che ha raccolto materiale e testimonianze dei diretti interessati, è durata due anni. Il gruppo di lavoro ha denunciato, fra l’altro, la "pressoché totale erosione del diritto di asilo nel nostro paese" e "l’inaccettabile chiusura dei cpta al mondo esterno". Il loro utilizzo rappresenta "un indebito prolungamento di detenzione ai fini del riconoscimento di stranieri che sono stati in carcere anche per diversi anni e che hanno già saldato il loro debito con la giustizia italiana". Nei centri, si è rilevata poi "la violazione dei più basilari principi di trasparenza della pubblica amministrazione, sanciti per legge nel nostro paese".

Secondo i promotori dell’iniziativa, che chiedono il superamento dei cpta, i centri "sono il banco di prova per il governo sul tema dei diritti umani. Vincere la battaglia sui cpta – dicono – non significa solo impedire che gli immigrati siano trattati peggio dei delinquenti, ma anche salvaguardare quel tessuto giuridico delle nostre società e la svendita dei principi universali implicita nella definizione di un diritto speciale per gli stranieri".

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