IMMIGRAZIONE. Oltre 4 milioni gli immigrati regolari in Italia. Dossier 2008 Caritas/Migrantes

All’inizio del 2008 gli immigrati presenti regolarmente in Italia hanno raggiunto la cifra dei 4 milioni, il che vuol dire che sono il 6,7% della popolazione totale, con un aumento annuale di circa mezzo milione. Dunque la tendenza dell’immigrazione verso l’Italia è quella alla stabilizzazione; un indicatore di stabilità è il crescente investimento da parte degli stranieri regolari in acquisto di case.

E’ questo il dato principale del Dossier Caritas/Migrantes 2008, il rapporto statistico sull’immigrazione pubblicato ogni anno dalla Caritas e presentato oggi a Roma. "Lungo le strade del futuro", è questo il titolo di quest’anno, uno slogan che esprime già da solo un concetto: ormai l’immigrazione è un fenomeno strutturale di ogni società e bisogna accettarne il grande significato sociale; per questo è indispensabile guardare l’immigrato non come un estraneo, ma come un nuovo cittadino in grado di fornire un apporto attivo allo sviluppo. Inoltre, come ha detto recentemente l’Istat "il futuro demografico dell’Italia non è pensabile senza immigrati". Nel 2007 sono nati 64mila bambini da entrambi i genitori stranieri e, tenendo conto dei minori giunti in Italia attraverso il ricongiungimento, emerge che la popolazione minorile aumenta in Italia al ritmo di 100mila unità all’anno.

Dove vivono e da dove arrivano gli immigrati.

La Regione con il maggior numero di immigrati è la Lombardia, con 815mila stranieri residenti e 910mila immigrati regolari; al secondo posto c’è il Lazio con 391mila immigrati residenti. Il 62,5% degli stranieri residenti in Italia sono a Nord, il 25%, poco meno di un milione, vivono al Centro e il 12,5% e cioè quasi mezzo milione hanno la residenza al Sud. A Milano l’incidenza degli stranieri è del 14% e uno ogni 4 è minore; a Roma l’incidenza si attesta intorno al 10%.

"Con il Dossier di quest’anno vogliamo insistere sul fatto che più si investe in termini di integrazione, quindi di opportunità lavorative, abitative, culturali, più sono affrontabili quei nodi che sono presenti e vanno continuamente considerati" ha spiegato Don Vittorio Nozza, direttore di Caritas Italiana. "Dobbiamo essere capaci di legare insieme legalità e accoglienza; riteniamo che il linguaggio sia importantissimo perché capace di comunicare in modo vero le situazioni sia fortemente positive, sia quelle problematiche. Dobbiamo aiutare la popolazione a leggere questo fenomeno non soltanto in termini di criminalità e di disagi che si possono creare; è importante poi – ha concluso Nozza – che si mettano in atto azioni capaci di considerare queste situazioni negative non a lato di tutto il fenomeno, ma inserite all’interno della dinamica dell’immigrazione".

La collettività rumena è la più numerosa ed è addirittura raddoppiata in 2 anni, raggiungendo quasi un milione di presenze regolari; al secondo posto ci sono gli albanesi, con 402mila regolari, seguiti dai marocchini, che sono 366mila. Intorno alle 150mila unità si collocano i cinesi e gli ucraini. E’ aumentata anche la presenza di immigrati regolari europei (52%), mentre resta stabile quella africana, al 23,2%.

Quanti sono gli immigrati che lavorano.

Gli immigrati attivi sono mediamente il 73,2%, con una media maschile che raggiunge l’88%, cioè 12 punti percentuali in più rispetto agli italiani. Ai lavoratori immigrati è dovuta per i due terzi la crescita dell’occupazione in Italia, nell’ordine di 234mila nuovi lavoratori nel 2007. Secondo Unioncamere, inoltre, gli immigrati concorrono per il 9% al Pil. Elevato è il tasso di iscrizione ai sindacati (814.311 unità), che incide per il 5% sul totale degli iscritti e per il 12% sugli iscritti attivi, decurtati dai pensionati. Ovviamente la tipologia del lavoro rispecchia le caratteristiche del territorio: al Nord prevalgono il lavoro in azienda e quello autonomo, al Centro i