IMMIGRAZIONE. “Parlamento Ue bocci il testo della direttiva rimpatri”: l’appello di Amnesty

"Desidero ricordare ai governi europei che se una persona è priva di documenti, ciò non significa che sia anche priva di diritti". E’ questo l’appello lanciato da Irene Khan, la Segretaria generale di Amnesty International al Parlamento Ue che dopodomani si troverà a votare la direttiva rimpatri proposta dalla Commissione Ue. "I diritti umani spettano a ogni essere umano, a prescindere dal suo status legale: i richiedenti asilo politico in fuga dalla persecuzione hanno il diritto a chiedere asilo, i migranti hanno il diritto di essere trattati umanamente e con dignità" ha affermato Khan, durante un discorso tenuto oggi al Cimitero Santa Lastenia di Santa Cruz de Tenerife (isole Canarie), dove sono sepolti i corpi senza nome di decine e decine di migranti che hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere l’Europa.

La proposta della Commissione Ue mira a stabilire principi e norme comuni agli Stati membri, affrontando il problema del rimpatrio come punto fondamentale nella lotta all’immigrazione clandestina. La direttiva rimpatri definisce anche i criteri e le modalità dell’allontanamento, della custodia temporanea e delle misure coercitive utilizzate e della pratica del reingresso. La proposta prevede una procedura in due fasi diretta a porre fine a un soggiorno irregolare nei confronti del cittadino di paesi terzi. Si dà priorità al rimpatrio volontario. Se il cittadino in questione non intende rimpatriare volontariamente, gli Stati membri eseguono l’obbligo di rimpatrio con un provvedimento di allontanamento.

Durante consultazioni preventive molti Stati membri hanno obiettato che la procedura in due fasi potrebbe comportare lungaggini procedurali. Per rispondere a tale preoccupazione, la proposta della Commissione stabilisce espressamente che gli Stati membri sono liberi di prendere la decisione di rimpatrio e il provvedimento di allontanamento con un unico atto o una stessa decisione. Insieme al provvedimento di allontanamento verrà emesso un "divieto di reingresso" che impedisce il rientro in tutti gli Stati membri. Questa "europeizzazione"degli effetti delle misure nazionali di rimpatrio dovrebbe avere un impatto di prevenzione e conferire maggiore credibilità a una politica di rimpatrio veramente europea. La durata del divieto sarà determinata tenendo conto di tutte le circostanze pertinenti per ciascun caso. Di norma, non dovrà superare i 5 anni. Il divieto di reingresso potrà essere deciso per periodi più lunghi soltanto in caso di grave minaccia per l’ordine pubblico o per la sicurezza nazionale.

Secondo Amnesty International è inaccettabile il divieto di reingresso previsto dalla direttiva: "se approvata, questa misura potrebbe costituire un pesante ostacolo all’accesso al diritto d’asilo nell’Unione europea e penalizzare i ricongiungimenti familiari", si legge in una nota dell’associazione che da anni si batte per il rispetto dei diritti umani. È inoltre preoccupante che la proposta di direttiva non escluda espressamente la detenzione per i minori non accompagnati, limitandosi ad affermare che questa deve essere considerata come ultima risorsa e per il minor tempo possibile. Oltre a vietare espressamente la detenzione dei minori non accompagnati, la direttiva dovrebbe anche evitare la detenzione di altre categorie vulnerabili, come le vittime della tratta, le donne incinte, gli anziani e le persone affette da gravi disturbi mentali.

La direttiva prevede infine un periodo di tempo, da 7 a 30 giorni, per il cosiddetto ‘rimpatrio volontario’. L’obbligo degli Stati membri, cui fa riferimento la proposta di direttiva, di garantire un periodo di tempo per il ‘rimpatrio volontario’ prima di procedere all’espulsione dovrebbe, secondo Amnesty International, prevedere un tempo sufficiente per organizzare il ritorno. Infine, in riferimento a situazioni di emergenza, che si verificherebbero quando il ritorno di un numero eccezionalmente grande di cittadini di un paese terzo "ha un impatto eccessivo sulla capacità delle strutture detentive di uno Stato membro", la direttiva prevede una deroga al principio che i migranti irregolari debbano essere posti in strutture detentive speciali e non nelle carceri comuni. Amnesty International ritiene che questa definizione, nella sua estrema genericità, sia inaccettabile.

"Il Parlamento europeo è chiamato a prendere una decisione molto importante sul rimpatrio dei migranti irregolari, approvando o meno una direttiva che permetterà agli Stati membri dell’Unione europea di tenere in carcere persone, minori compresi, che non hanno commesso alcun reato, fino a 18 mesi’ – ha commentato, inoltre, Khan. "L’Europa può fare di meglio. Per questo, sollecito il Parlamento europeo a bocciare il testo di direttiva e ad assicurare che siano introdotte effettive garanzie a tutela dei diritti dei migranti, dei rifugiati e dei richiedenti asilo, una categoria particolarmente vulnerabile e priva di protezione".

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