IMMIGRAZIONE. Parlamento Ue dà l’ok alla direttiva rimpatri. Immediate le reazioni

Approvata in prima lettura dal Parlamento Ue, anche se non proprio all’unanimità, la direttiva sui rimpatri dei clandestini, senza l’aggiunta di alcun emendamento di modifica. Con 369 sì, 197 no e 106 astenuti l’esito del voto consente l’adozione definitiva della direttiva e il testo ora attende il via libera formale dai ministri degli Interni e Giustizia che si riuniranno a luglio e potrà entrare in vigore in tempi brevi. Gli Stati Ue avranno, quindi, due anni di tempo per recepirla nella loro legislazione nazionale. La nuova legislazione dà la priorità ai rimpatri volontari, ma stabilisce anche le modalità per i rimpatri obbligatori, fissando limiti temporali di detenzione nei centri di permanenza fino a 18 mesi. La direttiva prevede un divieto di reingresso nell’Ue fino a 5 anni e l’allontanamento anche di minori non accompagnati. Il testo approvato questa mattina stabilisce la difesa gratuita dell’immigrato colpito da un provvedimento di rimpatrio, ma a condizioni molto precise. Immediate le reazioni degli europarlamentari contrari alla direttiva.

"Con l’approvazione della direttiva rimpatri il Parlamento europeo ha scritto una delle pagine più buie della sua storia. Da oggi, l’Europa non è più la patria dei diritti umani." E’ stata questa l’affermazione di Giulio Catania, eurodeputato italiano del Gruppo della Sinistra Europea Unita (GUE). "Questo testo cancella secoli di civiltà giuridica e consegna l’Europa nelle mani di culture impregnate di xenofobia e di strisciante razzismo. È stato definitivamente sancito il principio di criminalizzazione nei confronti dei migranti che, in questo modo, sono sistematicamente equiparati ai criminali tanto da meritare una detenzione amministrativa di diciotto mesi a causa della loro nazionalità. Le galere etniche – si legge in una nota dell’eurodeputato – dove vengono rinchiusi i migranti da oggi diventeranno il nuovo simbolo di questa Europa fortezza."

Il Gruppo della Sinistra Europea Unita si è opposto all’approccio della Commissione verso un’Europa fortezza e ha proposto, invece, politiche di immigrazione e di asilo rispettose dei diritti umani, basate sulla libertà di movimento dei cittadini e su uguali garanzie di trattamento economico, culturale e politico. Si è impegnato per affermare la possibilità di un permesso di soggiorno concesso per cercare lavoro, permettendo l’apertura di canali di immigrazione legale, a prescindere dalla qualifica professionale. Il GUE ha sempre denunciato le condizioni inumane dei centri di detenzione temporanea, in cui avvengono continue violazioni dei diritti umani degli immigrati. Infine il GUE ha sostenuto una battaglia parlamentare per evitare che le forze armate del FRONTEX, l’agenzia europea destinata a sorvegliare le frontiere dell’Unione, diventassero un nuovo strumento di repressione; gli eurodeputati del GUE hanno proposto l’inserimento di operatori di soccorso con competenze specifiche; la Plenaria ha voluto, invece, mantenere la versione iniziale della proposta della Commissione Ue, limitando quindi l’azione delle forme del FRONTEX alle operazioni di sorveglianza e di controllo degli immigrati.

Fortemente negativa anche la reazione di Amnesty International che si e’ detta "profondamente amareggiata" per l’esito di questa votazione. L’organizzazione per i diritti umani ritiene che il testo approvato oggi non garantisca il rimpatrio dei migranti irregolari in condizioni di sicurezza e dignità. Al contrario, un periodo eccessivo di detenzione fino a un anno e mezzo e il divieto di reingresso, valido per tutto il territorio dell’Unione europea, per le persone rimpatriate forzatamente, rischiano di abbassare gli standard vigenti negli Stati membri e costituiscono un esempio estremamente negativo per altre regioni del mondo. Il testo della direttiva, inoltre, non include garanzie sufficienti per i minori non accompagnati e contiene deboli previsioni in materia di controllo giudiziario sulla detenzione amministrativa; infine, si legge in un comunicato di Amnesty International, prevede deroghe specifiche alle condizioni di detenzione in quegli Stati membri che si trovino ad affrontare cosiddette "situazioni di emergenza". E’ dunque difficile capire quale sia il valore aggiunto di questa direttiva, che rischia invece di promuovere pratiche detentive di lungo periodo negli Stati membri e di avere un impatto negativo sull’accesso al territorio dell’Ue. Amnesty International sollecita gli Stati membri che applicano standard più elevati a non usare questa direttiva come pretesto per abbassarli.

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