IMMIGRAZIONE. “Partecipazione attiva e dialogo diretto con Rom e Sinti”

Partecipazione attiva e propositiva e dialogo diretto con la comunità sono i temi che più ricorrono nelle parole di Nazzareno Guarnieri, presidente della Federazione "Rom e Sinti insieme". Proprio ieri è iniziato ufficialmente a Roma, a partire da un insediamento abusivo, il censimento dei campi nomadi della Capitale. Ma i campi nomadi, sottolinea il presidente della Federazione, "non hanno nulla a che fare con la cultura Rom". HC l’ha intervistato per parlare di censimento ma anche della recente mobilitazione della comunità Rom e Sinta e delle ultime proposte del Governo.

Ieri è iniziato ufficialmente a Roma il censimento dei campi nomadi a partire da un insediamento abusivo alla Magliana Vecchia. Qual è la vostra posizione nei confronti di queste iniziative e di questo censimento, che in realtà non riguarda solo Roma ma è in azione anche a Milano e a Napoli?

La posizione della Federazione è molto semplice: siamo sicuramente favorevoli a un censimento della realtà per rilevare la presenza numerica e i tutti i bisogni all’interno della comunità Rom ma siamo nettamente contrari a una schedatura o a un censimento che voglia appunto schedare le persone. Anche perché circa il 90% dei Rom e Sinti che vivono in Italia sono residenti in un Comune e il restante 10% sono le persone più controllate d’Italia perché vengono dalla ex Jugoslavia e hanno uno status giuridico particolare, non essendoci più la ex Jugoslavia e avendo perso l’archivio anagrafico. Oggi bisogna trovare una soluzione politica affinché queste persone abbiano dei documenti. Posso dire che la volontà politica di schedare, di prendere le impronte a Rom e Sinti è solo una vigliaccata della politica per un po’ di tornaconto in termini di consenso elettorale. Secondo me tutto questo can can sulle impronte e sul censimento vuole nascondere un dovere della politica: quello di realizzare una politica di integrazione culturale delle minoranze Rom e Sinte. Ancora una volta non si affronta nella giusta maniera un problema che non solo tocca Rom e Sinti ma tocca l’intera popolazione italiana. La convivenza è un valore essenziale, la coesione sociale è un valore irrinunciabile.

Sul vostro blog scrivete che le minoranze Rom e Sinte sono trattate come "rifiuti umani" e sono i "monumenti moderni della segregazione". Come si supera la segregazione?

La segregazione è avvenuta con scelte politiche totalmente sbagliate proposte e realizzate da persone esterne alla nostra comunità. I campi nomadi non hanno nulla a che fare con la cultura Rom. E quando quarant’anni fa dicevo "attenzione che i campi nomadi saranno il nostro inferno" molti mi dicevano che non capivo nulla. Oggi tutti mi dicono che i campi nomadi sono stati un grande errore. Ma quelli che li hanno realizzati sono ancora lì. È chiaro che il campo nomadi crea segregazione, il campo nomadi crea un livello di esclusione molto elevato. Noi proponiamo un dialogo diretto, la Federazione si pone come soggetto rappresentativo, rappresentando 22 associazioni di dodici Regioni italiane. Se il Ministro dell’Interno, o il Ministro degli Affari Sociali, o il Governo, inizia a dialogare con noi, forse si trova la giusta soluzione, condivisa anche dalle minoranze Rom e Sinte, per avviare un percorso di integrazione culturale. Ma questo sembra non interessi a questo governo né a quelli precedenti che hanno sempre rifiutato un dialogo diretto con i diretti interessati.

È questo che intende quando scrivete che la Federazione "Rom e Sinti insieme" si pone come una rete di autorappresentazione? Significa che finora ci sono stati degli intermediari fra Rom e Sinti e istituzioni?

Finora tutte le politiche che sono state realizzate per Rom e Sinti sono state fatte, proposte e realizzate da persone esterne, da Arci, Opera Nomadi, Capodarco e da tante altre associazioni che sicuramente si sono occupate delle nostre minoranze – e a loro va il nostro grazie – ma hanno avuto una lettura interpretativa del mondo Rom. Hanno fatto quanto era loro possibile interpretare ma non c’è mai stato un coinvolgimento attivo e propositivo delle professionalità Rom e Sinte, cioè dei diretti interessati. Per questo si parla molto di partecipazione attiva e propositiva. Spesso questa partecipazione è stata utilizzata in modo strumentale: non è sufficiente essere Rom o Sinti per essere preparati, occorre far partecipare quei Rom e Sinti con la necessaria preparazione. Non posso creare un mediatore culturale di fatto solo perché sono Rom o Sinto ma bisogna fare un percorso formativo. La partecipazione diventa fondamentale. Questo emerge da quarant’anni di politiche sbagliate: l’assenza di partecipazione attiva e propositiva di professionalità Rom e Sinte, in particolar modo in ambito sociale. Le esigenze di sicurezza sono una cosa, le politiche sociali sono un’altra. Occorrono politiche sociali. Solo le politiche sociali possono dare maggior controllo del territorio e maggior sicurezza.

Ha detto che i campi nomadi non sono tipici della comunità e infatti sul vostro sito internet proponete soluzione abitative diverse, come quella della "microarea". Cos’è una microarea? E ci sono esempi in Italia di realtà simili?

Alcuni esempi li abbiamo creati proprio noi della Federazione in Lombardia. Sono terreni prevalentemente agricoli comprati dalle famiglie Sinte dove in accordo con l’ente locale si va a definire la possibilità di costruire un’abitazione per la famiglia allargata di quella determinata famiglia Sinta, con l’obbligo ben preciso che quell’abitazione non può essere posta in vendita. È una soluzione tutta da sperimentare, stiamo provando a lavorare su questo, gli esempi sono molto positivi. Esempi positivi riguardano l’Alto Adige e la Lombardia.

Negli ultimi tempi si è assistito a una mobilitazioni da parte della comunità Rom e Sinta che è scesa in piazza a Roma per rivendicare i suoi diritti e ha tenuto assemblee pubbliche. Si tratta di una novità, sta cambiando qualcosa o queste iniziative c’erano anche prima ma nessuno se n’è accorto?

Sicuramente stanno cambiando delle cose, sicuramente si sente forte le necessità di una partecipazione attiva. Oggi ci si rende conto di quanto sia importante avere anche la partecipazione attiva e propositiva di Rom e Sinti.

Il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha detto di voler concedere la cittadinanza ai bambini Rom senza genitori. Secondo lei può rappresentare una soluzione o riguarda una strettissima minoranza?

È evidente che il Ministro conosce poco la realtà Rom anche perché i bambini Rom senza genitori sono veramente rarissimi, veramente molto pochi. Invece c’è una grossa realtà di bambini Rom nati in Italia ma senza documenti perché provengono dalla ex Jugoslavia. Nel nostro documento, presentato a Cecina, abbiamo chiesto la necessità di riconoscere lo stato di apolidia a queste persone. E di riconoscere la cittadinanza a tutti quei bambini, Rom e non, immigrati, che sono nati in Italia. Questo presuppone un cambiamento della legge sulla cittadinanza: non diritto di sangue ma diritto di suolo, cioè i bambini che nascono in Italia sono automaticamente cittadini italiani. È questa la proposta della Federazione. Sicuramente quelle proposte non vanno nella direzione giusta e per questo chiediamo al Ministro Maroni di incontrarci e di dialogare insieme, e insieme di condividere soluzioni utili a tutti i cittadini.

 

A cura di Sabrina Bergamini

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