IMMIGRAZIONE. Presentato il Dossier Caritas/Migrantes 2008. Intervista a Ginevra Demaio (Caritas)

Nel periodo 2005-2007 sono state presentate circa 1 milione e 500mila domande di assunzione di lavoratori stranieri da parte delle aziende e delle famiglie italiane. I flussi migratori registrati nell’ultimo decennio sono tra i più alti nella storia d’Italia; la transizione demografica in atto sta trasformando l’Italia da paese dall’età medio avanzata in un paese tra i più vecchi al mondo. Gli immigrati sono l’unica possibilità che abbiamo per non diventare un paese di ultrassessantacinquenni (nel 2050 si stima che gli ultrasessantacinquenni saranno 24 milioni).

Tra gli italiani e gli immigrati la connessione sta diventando sempre più stretta. Il Dossier statistico 2008 sull’immigrazione presentato oggi a Roma dalla Caritas sottolinea tre aspetti che attestano questa realtà complessa: un numero sempre crescente di immigrati richiede un permesso di soggiorno per lungo-residenti, che corrisponde alla vecchia "carta di soggiorno" e questo dimostra la loro volontà di stabilizzarsi; aumentano i matrimoni misti che, in 9 Regioni del Nord sono il 25% del totale; l’acquisizione della cittadinanza diventa sempre di più un requisito fondamentale alla permanenza in Italia.

Help Consumatori ha approfondito queste tematiche con Ginevra Demaio, una degli 8 curatori del Dossier Caritas/Migrantes.

Quali sono le novità del Dossier di quest’anno, anche al di là dei numeri, in termini di tendenze?

Ci sono delle tendenze nuove e allo stesso tempo la conferma di un andamento che si accentua sempre di più in Italia. Cioè la crescita quantitativa, accompagnata da un cambiamento qualitativo dell’immigrazione in Italia. Dal punto di vista quantitativo, nel 2007 abbiamo assistito ad un aumento della popolazione immigrata stabile e regolare di quasi 500mila unità. Si tratta di un incremento notevole, che lo stesso Istat registra, tenendo conto anche del fatto che non ci sono state procedure di regolarizzazione, che il decreto flussi prevedeva soltanto 170mila nuovi posti. Questo ci dice che c’è stata un’iscrizione all’anagrafe come residenti da parte di neocomunitari; sono infatti soprattutto i rumeni che sono emersi. Probabilmente erano già in Italia, ma il fatto che sono diventati comunitari ha permesso loro di uscire allo scoperto e rendersi visibili, senza avere l’obbligo del permesso di soggiorno. L’anno scorso i rumeni residenti in Italia erano poco più di 300mila, quest’anno siamo arrivati a 600mila e questo dimostra che molti immigrati rumeni hanno colto quest’occasione per diventare cittadini italiani regolari, facendo una scelta di stabilità nel Paese. Continua poi ad essere sempre più evidente la crescita delle seconde generazioni dell’immigrazione in Italia. Siamo arrivati ad almeno 450mila residenti stranieri che sono nati nel nostro Paese, da genitori stranieri che conservano, dal punto di vista giuridico, la nazionalità dei propri genitori. Non è il primo anno che viene rilevato questo dato che, però, va crescendo dal punto di vista quantitativo, ponendo la necessità di dare delle risposte nuove dal punto di vista scolastico, educativo e, in generale, all’interno della società. Solo nel 2007 le nuove nascite da genitori stranieri hanno riguardato circa 65mila bambini, pari al 10% dei nuovi nati in Italia; quindi ogni 10 bambini che nascono uno è figlio di una coppia di genitori di origine straniera. Questo elemento rende ancora più complessa e articolata la realtà dell’immigrazione. A livello politico ci sono ancora grandi difficoltà e non sempre la risposta del Governo è adeguata a questa realtà. Ad esempio l’ipotesi di creare delle classi ponte specifiche per i bambini di origine straniera non è una risposta adeguata alle trasformazioni in atto.

E quali sono le vostre proposte?

Le nostre sono proposte semplici e realistiche. Invitiamo a semplificare le procedure burocratiche, ad esempio per il rilascio ed il rinnovo dei permessi di soggiorno. Spesso la maggior parte della vita di un immigrato si spende dietro la rincorsa dei tempi delle scadenze per il rinnovo e il rilascio dei documenti e questo è diventato insostenibile. La maggior parte delle volte poi questi documenti arrivano in ritardo per i rallentamenti della macchina burocratica e non si può continuare a pensare di rapportarsi ad una presenza immigrata stabile in questi termini. Dall’altra parte anche l’inserimento nel mercato del lavoro, con il sistema delle quote, così come viene gestito, rispetto al fatto che aumentano continuamente i numeri dei lavoratori che arrivano dall’estero, risulta inadeguato. E’ troppo lento: ancora non sono state prese in esame tutte le domande relative allo scorso anno, quindi si aspettano ancora le risposte. Pensiamo che la risposta reale ad una gestione dell’immigrazione è quella di favorire l’immigrazione regolare, aprendo più canali possibili affinché questo avvenga. Per quanto riguarda le seconde generazioni, c’è bisogno di favorire lo scambio interculturale, aumentando gli spazi e le occasioni di incontro. Purtroppo questo approccio negli anni è andato diminuendo; la spesa sociale per l’integrazione dell’immigrazione, continua ad essere destinata al controllo, allo repressione, ai centri di trattenimento e anche questa è una scelta che noi chiediamo di invertire. Servirebbero molti più investimenti per l’integrazione della vita dell’immigrato nella società.

Quali sono i dati su cui si basa il Dossier? Emerge talvolta qualche discrepanza tra i dati della Caritas e quelli istituzionali?

Questo lavoro ci impegna per tutto l’anno perché richiede il reperimento dei dati ufficiali, che si devono richiedere con anticipo. Le nostre fonti sono l’Istat, il Ministero dell’Interno per i permessi di soggiorno e le acquisizioni di cittadinanza, il Ministero dell’Istruzione per le iscrizioni a scuola; tutti gli archivi ufficiali, come l’Inps, l’Inail e le Camere di Commercio per il lavoro autonomo. Le parti sulle singole Regioni d’Italia sono poi curate da redattori regionali che conoscono meglio le realtà locali.
In alcuni casi si colgono delle differenze. In particolare rispetto al numero dei permessi di soggiorno rilasciati: i dati del Ministero dell’Interno sono un po’ più bassi della stima che fa il Dossier Caritas. Noi riteniamo che il dato del Ministero sia sottostimato prima di tutto per i ritardi che ci sono nel rilasciare i permessi di soggiorno; sono molte le persone che hanno titolo ad averlo, ma sono in attesa e lo avranno a distanza di mesi, quindi nel momento in cui noi consultiamo gli archivi non risulta il loro dato. Poi c’è la questione dei minori: fino a 14 anni i ragazzini non sono titolari di un permesso di soggiorno autonomo, ma vengono scritti su quello dei genitori, quindi numericamente quel permesso vale uno, mentre può includere più di un figlio. Quest’anno poi c’è stato il cambiamento, dal punto di vista statistico, dovuto all’ingresso della Romania nell’Unione Europea e gli immigrati rumeni sono scomparsi dall’archivio dei permessi di soggiorno. Noi riteniamo, però, che sia per numero, sia per le problematiche che vivono in particolare i cittadini rumeni vadano conteggiati nel flusso dell’immigrazione in Italia.

a cura di Antonella Giordano

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