IMMIGRAZIONE. Presentato il V Dossier Osservatorio Romano sulle Migrazioni della Caritas di Roma

Al 1° gennaio 2008 gli immigrati regolari residenti nella Provincia di Roma hanno raggiunto il numero di 321.887 unità, registrando un aumento annuale del 15,6%, pari a 43.347 unità (dati Istat). E la crescita maggiore della presenza straniera regolare ha coinvolto soprattutto i Comuni della Provincia di Roma, in primis Guidonia Montecelio, Ladispoli e Fiumicino.

Infatti il primo Comune per numero di residenti stranieri, dopo Roma, è Guidonia Montecelio, dove i 6.244 immigrati incidono sul totale della popolazione per l’8%. Ma è Ladispoli ad avere il tasso di incidenza più elevato (14,9%), seguito da Fonte Nuova (12,5%) e Fiumicino (9,1%). Il Comune di Roma ha contato, al 1° gennaio 2008, 269.649 residenti stranieri, il 12,4% dei quali sono nati in Italia.

Questi sono alcuni dei dati del V Rapporto Osservatorio Romano sulle Migrazioni, promosso dalla Caritas diocesana di Roma in collaborazione con Provincia e Camera di Commercio di Roma e presentato oggi nella Capitale. Il Rapporto incrocia i dati di diversi archivi ufficiali e fa il quadro dell’immigrazione nell’area romana-laziale a partire dai dati statistici su residenti, soggiornanti e richiedenti asilo, mercato del lavoro, sia dipendente che autonomo, caratteristiche demografiche e dimensione formativa, quindi scuola, università e formazione professionale.

L’incidenza della presenza straniera regolare sul totale della popolazione ha raggiunto, nella Provincia di Roma, il 7,9%, superiore alla media italiana del 5,8%.

"Roma è sicuramente la città d’Italia con il numero maggiore di immigrati e da qualche anno sta assistendo allo sviluppo della multi etnicità che, per il nostro Paese, è un fenomeno nuovo". E’ quanto ha dichiarato il vice Prefetto di Roma Clara Vaccaro che è intervenuta alla conferenza di presentazione del Dossier. Vaccaro ha sottolineato l’importanza della "convivenza tra culture diverse che se riescono a dialogare sono fonte di grande arricchimento. Ma dialogare vuol dire mettersi in discussione, porsi in relazione con altri popoli e altri modi di pensare.

E’ chiaro che questo porta con sé uno sconvolgimento sociale – ha spiegato il vice Prefetto di Roma – ma dobbiamo cercare di abbattere il limite dell’arretramento di fronte allo sconosciuto impegnandoci a conoscerlo. Gli stravolgimenti sociali hanno bisogno di tempo e dell’attenzione delle istituzioni per essere affrontati. I giovani per questo sono importanti perché hanno meno sovrastrutture mentali ed è fondamentale quindi il ruolo della scuola".

Il Dossier si sofferma molto sulla "seconda generazione", quindi i minori di cittadinanza straniera, nati in Italia. In Italia sono 43.524; di questi 33.434 risiedono nella città di Roma, dove si registra anche la percentuale più alta di nati in Italia tra i minori stranieri: ogni 100 minori, quasi 77 sono nati nel nostro Paese. Ma questa seconda generazione necessita di un riconoscimento adeguato, sia sul piano culturale che su quello giuridico, che non li vede ancora cittadini italiani.

Tra le 10 comunità più numerose continuano a crescere i rumeni, aumentati in un anno di 10.079 unità (+31,6%); ma forti aumenti registrano anche gli stranieri provenienti dallo Sri Lanka, dalla Polonia e dall’Albania. La concentrazione massima degli immigrati regolari nel Comune di Roma risulta in 3 aree, una centrale e due periferiche: i Municipi I, XX e VIII, che accolgono oltre un quarto degli stranieri.

Parlando di formazione, che riguarda appunto gli immigrati di seconda generazione, risultano iscritti nelle scuole del Comune di Roma 45.800 alunni stranieri. Le 3 università statali di Roma hanno registrato, nell’anno accademico 2007-2008, 7.252 studenti di cittadinanza estera, di cui oltre 4mila presso La Sapienza. Un numero forse ancora più elevato studia presso le Università Pontificie.

Un dato da non sottovalutare è la formazione, anche degli adulti, presso corsi di lingua italiana. Nel periodo giugno 2007/giugno 2008 sono stati quasi 7mila gli stranieri residenti nella Provincia di Roma che si sono iscritti a corsi di italiano presso i Centri Territoriali Permanenti, 6.411 si sono iscritti a corsi gestiti dal circuito del volontariato, 230 a corsi dell’Upter.

L’area romana è importante anche a livello occupazionale (1.676.000 occupati), economico (più di 400mila aziende registrate, di cui 34mila create ex novo nel 2007) e come area di grande consumo, con un alto livello di internazionalizzazione (7,4 miliardi di euro di investimenti stranieri). L’area dei servizi incide per l’83,5% sull’occupazione straniera; ma anche l’industria del mattone è importante, con 37.500 imprese e 230mila addetti. Nel 2007 il tasso di disoccupazione degli immigrati residenti nella provincia di Roma è risultato del 5,8%, più basso della media nazionale, e quello di occupazione di 5 punti più elevato (65,7%).

Le note dolenti sono che oltre 100mila persone, soprattutto giovani, sono in attesa di un’occupazione e i più alti numeri di incidenti sul lavoro si registrano tra gli immigrati. Nel 2004, contando all’interno della settimana anche le domeniche, si verificavano in media 3 infortuni al giorno; nel 2007 il numero è salito a 8, a fronte di una popolazione immigrata aumentata in misura inferiore. Un quarto delle 3.017 denunce riguarda i rumeni, come siamo abituati a sentire dalla cronaca nera. I 7 casi di incidenti mortali sul lavoro capitati nel 2007 hanno riguardato unicamente lavoratori rumeni.

"Dobbiamo capire che l’immigrazione non è un male della società, ma una grande risorsa; non dobbiamo tradire la storia del nostro Paese che per un secolo e mezzo ha avuto 28 milioni di immigrati – ha dichiarato Franco Pittau, Direttore del Dossier, nonché referente scientifico – non possiamo rischiare di far patire ai nostri fratelli quello che abbiamo patito noi e che ritenevamo ingiusto. Non siamo ingenui, siamo per il rispetto delle leggi e per l’accoglienza. Gli immigrati stessi vogliono sentirsi sicuri e vorrebbero rispettare l’ordine pubblico; deve assolutamente venir meno questa atmosfera di indesiderabilità dei cittadini stranieri".

di Antonella Giordano

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