IMMIGRAZIONE. Raddoppio della popolazione immigrata entro 2010. Anticipazioni Dossier Caritas

Superata nel 2005 quota tre milioni. Con un ritmo d’aumento annuale, che nel 2006 è tendenzialmente di circa 300.000 unità, si può ipotizzare un raddoppio della popolazione immigrata entro 10 anni. L’Italia, con sei milioni di immigrati, diventerà così il secondo paese europeo di immigrazione dopo la Germania. Questi alcune delle anticipazioni del Dossier Immigrazione curato da Caritas Italiana, Caritas di Roma e Fondazione Migrantes e presentate questa mattina a Roma.

Nel 2005 i visti, concessi per tutti i motivi di ingresso, sono stati 1.076.680, di cui 224.080, appena un quinto, per motivi di inserimento stabile. Questa la ripartizione per continenti: Europa 44,5%, Asia 21,0%, America 18,1% e Africa 15,9%. La graduatoria dei paesi vede un’assoluta preminenza della Romania con il 18,9% del totale (42.322 visti). Seguono: Albania (25.530 visti), Stati Uniti (20.231), Marocco (17.343) e Cina (13.621). Tuttavia le quote di ingresso programmate non esauriscono la richiesta del mercato. Infatti il monitoraggio mercato del lavoro ha evidenziato la persistente incongruenza tra quote stabilite e fabbisogno di lavoratori.

Nel corso del 2005 sono stati emanati tre decreti flussi, di cui uno per i neocomunitari (79.500 posti), mentre gli altri due hanno riguardato gli extracomunitari per un totale di 99.500 posti, dei quali solo 54.500 per lavoro non stagionale, a fronte però di quasi 250.000 richieste. I posti per lavoro stagionale sono stati sufficienti a coprire il fabbisogno, mentre quelli per lavoro non stagionale sono stati molto meno di quelli richiesti. Una evidente frattura tra il mercato formale (quello programmato) e quello reale espresso da aziende e famiglie (quello attestato dalle domande presentate). Nel 2006 la il divario è diventato ancora più inconsistente: 170.000 posti disponibili e 485.000 domande.

In un quadro complessivo di invecchiamento della popolazione europea, e in particolare italiana (Eurostat stima da qui al 2050 nel nostro Paese un saldo negativo di 12 milioni di unità tra nascite e decessi), gli immigrati, con la loro tenace voglia di riuscire, possono essere anche per noi una leva supplementare per lo sviluppo. La consistenza attuale del fenomeno, il suo ritmo di crescita, i futuri scenari portano ad adoperarsi per preparare una convivenza più fruttuosa e più serena, da gestire con una visione d’insieme organica e realistica. Questo è l’auspicio di Caritas e Migrantes.

I lavoratori immigrati impegnati in agricoltura sono quasi il 15 per cento degli occupati del settore e la loro presenza offre un contributo insostituibile al successo del made in Italy alimentare nel mondo. E’ quanto afferma la Coldiretti che nel commentare il rapporto statistico 2006 presentato da Caritas/Migrantes sottolinea che l’immigrazione legale è una risorsa per il paese e da una corretta e tempestiva programmazione degli ingressi di lavoratori provenienti dall’estero può venire un contributo determinante alla crescita economica, ma anche alla lotta alla clandestinità e al lavoro nero. Il numero dei lavoratori immigrati occupati nel settore – sottolinea la Coldiretti – è raddoppiato a partire dal 2000 e oggi, sulla base dell’ultima indagine Inea, si stima abbiano superato le centoventimila unità concentrate per circa la metà nelle Regioni del Nord (48%), ma presenti anche nel sud e isole (37%) e nel centro Italia (15%).

Una realtà – continua la Coldiretti – che è divenuta una componente strutturale di molti "distretti agricoli" come nel caso della raccolta delle fragole nel veronese, delle mele in Trentino, della frutta in Emilia Romagna, dell’uva in Piemonte, del tabacco in Umbria e Toscana e dell’allevamento in Lombardia. La maggioranza è impegnata in un lavoro stagionale, ma non mancano gli occupati fissi come quelli impegnati nell’attività di allevamento. In particolare gli immigrati impegnati nei campi si occupano – sostiene la Coldiretti – della raccolta della frutta e della vendemmia (42,4%), della preparazione e raccolta di pomodoro, ortaggi e tabacco (32,1%), ma anche nell’attività di allevamento (12,8%). Ma – conclude la Coldiretti – cresce la presenza dei lavoratori stranieri anche in attività innovative con circa 2.000 persone impiegate nell’agriturismo (per lo più donne con un rapporto stagionale e dedite alla cura degli ambienti e alla ristorazione) e 7.500 occupati nella trasformazione e vendita diretta dei prodotti agricoli.

 

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