IMMIGRAZIONE. Rapporto ImmigratImprenditori: oltre 165 mila in Italia

Sono oltre 165 mila gli immigrati imprenditori in Italia:si tratta di una ogni 33 imprese registrate in Italia. Il fenomeno ha visto un vero boom a partire dagli anni successivi al 2000 ed è triplicato rispetto al 2003 quando le aziende con titolari immigrati erano poco più di 56 mila. I settori imprenditoriali sono soprattutto edilizia e servizi, con una tipologia molto ampia di attività. E fra le diverse comunità, ai primi posti ci sono le imprese con titolari del Marocco (quasi 28 mila con un aumento del 27,4% rispetto al 2003) seguiti dalla Romania (23.554 imprese con un balzo del 61,2%), dalla Cina e dall’Albania (con quasi 18 mila imprese ciascuna).

Il quadro dell’imprenditoria immigrata è fotografato dal Rapporto "ImmigratImprenditori" realizzato dalla Fondazione Ethnoland e dal Dossier Statistico Immigrazione con la collaborazione dell’Abi, della Confartigianato, della Cna, della Provincia di Roma e di Unioncamere. Gli immigrati sempre più spesso si mettono in proprio e lavorano nell’edilizia e nel commercio. Lavanderie, pasticcerie, agenzie di viaggi, saloni di estetica, imprese edili, associazioni culturali, phone center e money transfer, ristorazione che fonde cucina etnica e italiana: sono numerosissime le attività intraprese, in genere piccole aziende dove lavora in modo continuativo solo il titolare, ma con una crescita di imprese che occupano anche dipendenti.

I numeri parlano dunque di 165.114 immigrati titolari d’impresa a giugno 2008. Si tratta di 1 ogni 33 imprese registrate in Italia (il 2,7% delle 6.133.429 imprese registrate e il 3,3% delle 5.169.086 attive). Il fenomeno è recentissimo: risale a prima del 2000 solo il 15% delle aziende ora operanti, mentre l’85% è stato registrato dal 2000 in poi. Sono 140.000 aziende create mediamente al ritmo 20.000 ogni anno.

"Questo è tanto più sorprendente se si considera che tra gli italiani in quest’ultimo periodo la situazione è stabile, anzi da qualche anno caratterizzata da una diminuzione del numero delle aziende – si legge nello studio – Gli immigrati stanno facendo rivivere in diverse Regioni del Nord quanto si verificò tra gli anni ’60 e ’70, con il boom delle piccole imprese create dai meridionali prima impiegati nelle grandi fabbriche: questa volta, però, la diffusione dell’imprenditoria riguarda tutta l’Italia e l’inserimento come lavoratori dipendenti è avvenuto in prevalenze nelle aziende piccole e medie".

L’industria conta il 50,6% delle aziende (83.578) con una netta prevalenza del comparto edile (64.549 aziende, pari a 4 su 10 di quelle gestite da immigrati, per lo più provenienti dall’Est Europa), seguito a distanza dal comparto tessile, abbigliamento e calzature (10.470 aziende), nel quale si sono posti in evidenza i cinesi. Segue il settore dei servizi, con 77.515 aziende che rappresentano il 46,9% delle imprese, con una prevalenza di aziende commerciali.

Ai vertici, per paese di origine, ci sono Marocco, Romania, Cina, Albania, seguite da Senegal, Tunisia, Egitto e Bangladesh. Il Marocco è maggiormente dedito al commercio (67,5% delle imprese) e la Romania all’edilizia (più dell’80%, e così anche l’Albania), mentre la Cina si ripartisce tra l’industria manifatturiera (46%) e il commercio (44,6%).

A livello territoriale, la regione italiana al primo posto per presenza di imprese con titolari immigrati è la Lombardia (30 mila imprenditori) seguita da Emilia Romagna (20 mila) e da Lazio, Piemonte, Toscana e Veneto (15 mila ciascuno). In Sardegna, Sicilia e Calabria gli immigrati hanno uguagliato il tasso di imprenditorialità degli italiani. Spiccano inoltre Milano e Roma quali province che vedono il forte protagonismo dell’imprenditoria immigrata, presente rispettivamente con oltre 17 mila e oltre 15 mila aziende.

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