IMMIGRAZIONE. Sei famiglie su dieci sognano un futuro italiano. Indagine Acli

Quasi il 60% delle famiglie di immigrati residenti nel nostro Paese è intenzionato a rimanere in Italia in via definitiva. Soprattutto chi ha figli ha pensato per loro un futuro ‘italiano’ (65%). E’ uno dei dati più significativi che emerge dalle anticipazioni della ricerca "Famiglie migranti" realizzata dall’Iref (istituto di ricerca delle Acli).

L’indagine, compiuta su un campione rappresentativo di mille famiglie immigrate di oltre 31 nazionalità diverse (su 216.824 nuclei formati da stranieri che vivono in Italia) intervistate "face to face", rivela, inoltre, che per il 58% delle famiglie intervistate il diritto di voto rappresenterebbe il primo passo per non sentirsi più trattate da straniere.

Buona parte delle famiglie immigrate residenti (63%) vivono in Italia da meno di otto anni e in un caso su tre (32%), il membro della famiglia che ha rilasciato l’intervista è entrato in Italia senza alcun permesso di soggiorno. Il numero di ingressi irregolari pare tuttavia in costante calo: dal 38% di chi entrato in Italia più di 8 anni fa, al 32% di chi è giunto nel nostro Paese sotto la Turco-Napolitano (da 5 a 8 anni fa), al 24% di chi è arrivato da meno di 4 anni, cioé sotto la legge Bossi-Fini.

Il dato più significativo riguarda gli ingressi per lavoro. Sebbene la Bossi-Fini fosse stata pensata proprio per favorire l’immigrazione a scopo lavorativo, questi visti sono aumentati solo del 2% rispetto al regime legislativo precedente. Le famiglie di immigrati che vivono in Italia sono costituite per lo più da coppie giovani (65% sotto i 40 anni), di media o alta istruzione (72%), con uno o più figli (56%) e il 40% di questi nuclei si dichiara musulmano. Ben il 43% degli intervistati lavora come operaio e il 14% come collaboratore domestico. Lavori a bassa qualifica professionale e, molto spesso, a termine: il 61% dei rispondenti ha cambiando lavoro due o più volte da quando vive in Italia. E il 45% ha un reddito familiare compreso tra i 500 e i 1.200 euro.

Gli ostacoli più grandi sono la difficoltà di trovare una casa (22%) e un lavoro (18%). Malgrado le difficoltà economiche e l’endemica carenza di servizi di sostegno, gran parte delle famiglie migranti in ogni caso sostiene di aver migliorato (molto o abbastanza) le proprie condizioni da quando vive in Italia (50%), a fronte di una minoranza che non ha registrato alcun miglioramento (13%).

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