INCHIESTA HC. Ambulanti abusivi: Roma, dura concorrenza per i negozi (1)

Quando si parla di commercio abusivo non ci si riferisce sempre e solo alle bancarelle senza licenza allestite dagli stranieri; un problema di molti commercianti romani, proprietari di negozi che vendono frutta, verdura e altri prodotti freschi, è quello dei furgoncini che si piazzano a giorni e orari fissi a poca distanza dai loro locali con la stessa merce, rubandogli la clientela. Si fermano in piazze o strade discrete, vicino ai classici "negozi sotto casa" e tornano ogni settimana, diventando un appuntamento fisso per i residenti. Questi finti ambulanti sono italiani, campani a giudicare dall’inflessione dialettale, e girano per i quartieri della capitale indisturbati, senza esibire la licenza e seguire le norme igienico-sanitarie.

«Quando vengono qui in una giornata di lavoro possiamo incassare anche 200 o 300 euro in meno. Nel tempo la perdita diventa grande, ma non sappiamo come fare, abbiamo paura di ritorsioni». Denuncia il giovane gestore di una frutteria di Roma Nord, una delle zone in cui questi ambulanti abusivi tornano in modo costante ormai da qualche anno; puntuali, il martedì e il venerdì di ogni settimana fanno concorrenza agli esercizi commerciali vicini. Una pratica che va avanti da troppo tempo anche secondo il proprietario di un altro negozio dello stesso tipo a pochi metri di distanza. «Una volta li ho denunciati, ma non è cambiato nulla. Tentare di mandarli via è inutile; non ci si può parlare, non sono persone per bene. Anche io temo che potrebbero fare qualcosa ai nostri negozi se insistessimo per cacciarli via, non abbiamo idea di come comportarci per risolvere questa situazione» racconta amareggiato questo secondo negoziante, un signore che manda avanti il suo locale da più di dieci.

I prezzi dei prodotti venduti da questi rivenditori irregolari sono addirittura più bassi di quelli esposti nei negozi economici, con il risultato che una bella fetta di clienti, ormai a conoscenza dell’arrivo abituale del furgone, finisce per rivolgervisi. «Non possiamo competere con loro: non pagano tasse, non hanno alcuna spesa se non quella per l’acquisto dei prodotti. Come facciamo a vendere a prezzi uguali o inferiori ai loro? Non solo non ci guadagneremmo, ma andremmo a perderci. Non c’è battaglia, vincono per forza. Dovremmo essere protetti dallo Stato e invece quegli impostori se ne stanno lì senza che nessuno faccia nulla; eppure ormai è diventata un’abitudine, è impossibile che non se ne siano accorte le forze dell’ordine, anche perché è evidente che non hanno niente in regola». Lo sfogo degli altri negozianti che vendono gli stessi generi alimentari in queste vie non è diverso; sono rassegnati, non possono difendersi da soli, si sentono abbandonati.

Il caso non è isolato: basta chiedere a questi stessi venditori abusivi per sapere che in altri giorni della settimana li si può trovare in altri punti della città. Girando per alcuni quartieri non è difficile accorgersi che non hanno il monopolio di questa attività illegale; è facile incontrare altri che come loro vendono a prezzi stracciati prodotti dalla provenienza sconosciuta. Chiedendo ai negozianti onesti arriva la scontata conferma: è sempre la stessa storia.

 

Martina Chichi

 

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