INCHIESTA HC. Condono edilizio, un’Odissea romana (1)

Avere un condono edilizio, a Roma, è un’impresa: che tu non abbia da denunciare intere strutture abusive, ma solo modifiche a un appartamento non fa differenza. Anzi, nel secondo caso potresti essere addirittura penalizzato. Tra critiche e polemiche, l’Ufficio condono edilizio del Comune di Roma torna ogni tanto sulle pagine dei giornali: chi accusa il sistema dei condoni di favorire l’abusivismo, chi punta il dito contro i misteriosi movimenti che nascondono le pratiche. A rimetterci, come sempre, sono i più onesti; quelli che non hanno costruito villini dal nulla, ma che magari hanno deciso di comprare l’abitazione a fianco alla propria e vogliono fondare un’unica unità abitativa; oppure chi da un maxi appartamento vuole farne due.

All’Ufficio condoni, nel periferico quartiere romano Torrino, la fila è sempre tanta. Non stupisce se si pensa che il Comune ha da poco stipulato un nuovo contratto con la Gemma, società che gestisce l’iter delle domande, per sveltire le pratiche ancora pendenti: in due anni ne sono state evase solo 10mila su 260mila. Ora le restanti 250mila dovrebbero essere smaltite entro il 2013. Magra consolazione per chi sta ore in coda di fronte agli sportelli.

La maggior parte sono geometri, ma tanti hanno preso un giorno o qualche ora di permesso per provare a risolvere qualcosa. L’ennesimo tentativo per troppi. "Neanche so più quante volte sono che vengo – racconta Piero, 53 anni – Non mi va di mettere un geometra, il condono già ci sta costando tanto così, tra spese varie e tempo preso al lavoro; io e mia moglie abbiamo comprato un piccolo appartamento attaccato al nostro, abbiamo buttato giù i muri e ora è uno solo. Bisognerebbe solo formalizzare la cosa, ma sono già cinque anni e comincio a essere veramente stanco di questa storia".

Armarsi di pazienza è il primo passo per chi decide di fare domanda di condono, ma dopo anni passati a sentirsi ripetere le stesse cose inizia a mancare anche tra i più volenterosi. "Ogni volta mi dicono di portare nuovi documenti, ma perché non me l’hanno chiesti fin dall’inizio, dico io. Ho semplicemente chiuso il terrazzo di casa per farci la cucina e mi stanno facendo penare dal 2004. Ti fanno passare la voglia di fare le cose in regola", spiega un altro, Antonio, 61 anni.

Martina Chichi

Comments are closed.