INCHIESTA HC. Condono edilizio, un’Odissea romana (2)

Le pratiche accumulate sulle scrivanie dell’Ufficio condono edilizio del Comune di Roma sono tante. E impolverate se si pensa che alcune giacciono lì da quasi venticinque anni. A ogni cambio di direzione infatti, i lavori hanno subito un rallentamento ulteriore. Chi aspetta dall’85 – anno del primo condono – c’è davvero; ecco il caso di chi attende per la semplice divisione di un appartamento.

"Ho fatto domanda in modo regolare nel 1985; l’appartamento di famiglia è molto grande così ho chiesto di poterne fare due abitazioni più piccole. In una avrebbe continuato a vivere mio padre, nell’altra io e mio marito; questo mi avrebbe anche evitato problemi in futuro, quando sarebbe venuto il momento di spartire con i miei fratelli" ricorda E.R., quasi 59 anni. "Abbiamo fatto i lavori e abbiamo iniziato la nostra vita lì; ancora non avevo avuto mia figlia, sono successe mille cose intanto, tanto tempo è passato".

I primi dodici anni passano in silenzio; poi nel ’97 l’Ufficio si fa vivo. "Mi contattano per andare a saldare le ultime spese prima del ritiro. È un momento delicato per me: mio marito era in ospedale, aveva scoperto un tumore ai polmoni. Avevo tutt’altro per la testa, non ricordo neppure bene la dinamica di come siano andate le cose. A ogni modo sono andata a via di Decima e ho pagato quello che serviva per concludere". La questione sembra risolta; allo sportello la avvertono che ora dovrà solo aspettare una telefonata per il ritiro del desiderato documento. La pratica è andata a buon fine a quanto pare e pazientare qualche mese in più non è faticoso. "In effetti la chiamata arriva dopo alcuni mesi. Mi dicono che la pratica è conclusa, non devo più pagare nulla, ma solo ritirare la carta. Purtroppo però in quello stesso periodo mio marito è venuto a mancare e ho dovuto affrontare una situazione durissima e aggravata da altri problemi economici e familiari".

Ritirare il condono passa in secondo piano; in fondo la pratica è già stata chiusa, "Il documento potrò ritirarlo dopo" pensa E. e un impiegato dell’Ufficio le conferma che non c’è problema. Non è così: il problema viene fuori dopo tre anni. "Era il momento di ricominciare a pensare a quello che avevo messo da parte per troppo e sono tornata al Torrino. Ho avuto una brutta sorpresa però, l’istruttoria infatti era stata riaperta. Ma se avevo già sostenuto tutti i costi per il ritiro e il condono era pronto, è possibile che dovessi ricominciare la trafila?". Si riparte così con la spola tra uno sportello e un altro; ogni volta un impiegato diverso dice qualcosa di nuovo, dà un’altra giustificazione. "Scopro tra l’altro che a loro incredibilmente la casa risultava tra l’altro intestata a una persona diversa da quella che ne deteneva la proprietà; nello sbaglio c’era anche un altro errore: nome e cognome scritti male. Questo è il problema minore comunque. Mi ordinano di portare le ricevute dei pagamenti effettuati anni prima. Fortunatamente li conservo ancora, così mi sbrigo a presentarli, ma niente". Ancora una volta le dicono di aspettare.

Passano altri anni e muore il padre di E. R.; si apre una successione molto difficile a causa delle liti tra i fratelli. Così si torna in via di Decima, per chiedere a che punto siano con quel condono che era già stato concesso otto anni prima. "Ancora una volta non si riesce a capire che fine abbia fatto la mia pratica; colpa dei cambiamenti di dirigenza secondo gli impiegati. Io però ne ho bisogno urgente e, dopo gli innumerevoli tentativi regolari falliti, provo a ricorrere, su consiglio di un amico, a un’altra strada".

Siamo nel 2007 e l’amico di un amico conosce qualcuno che lavora all’Ufficio e che, dietro il pagamento di 300 euro, fa in modo che la tua pratica venga ripescata superando la lista d’attesa. "Pago e in cambio mi vengono consegnate le cartine con la divisione catastale dell’immobile. Quando vado a ritirare il condono però la risposta è ancora negativa". Sono passati altri due anni e a oggi la situazione ancora non è cambiata. Nel frattempo, grazie alla mediazione degli avvocati, tra fratelli sembra che si sia arrivati a un accordo per la divisione della casa, ma per la vendita indipendente dei due appartamenti sarebbe necessario avere il condono in mano. La soluzione? Fare richiesta di condono urgente causa vendita. Sono però gli stessi avvocati e il notaio a sconsigliare questa procedura. "A quanto pare in questo modo potrei allungare ancor di più la cosa; ricomincerebbero a chiedermi nuovi documenti e mi farebbero sostenere altri così. Il mio legale ha altri clienti con problemi relativi al condono, secondo lui quello dell’Ufficio del Comune è un ‘atteggiamento estorsivo’".

di Martina Chichi

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