INCHIESTA HC. Condono edilizio, un’Odissea romana (3)

Le irregolarità all’Ufficio condono edilizio di Roma non sono una grande scoperta: quando di tratta di dare l’ok a costruzioni abusive non stupisce se qualcosa nato in modo non conforme finisce per essere reso regolare in modo altrettanto illegale. Proprio all’inizio del 2009 la struttura di via di Decima era stata messa sotto sequestro dopo che erano emersi numerosi aspetti oscuri.
A essere spinti ad agire in modo illegale sono però anche i cittadini più onesti che, dopo anni di attesa durante i quali vedono passarsi davanti agli occhi condoni concessi a interi palazzi, finiscono per rivolgersi a quelli che dietro ricompensa sono disposti a fornire una mano.

Due persone in fila ammettono di aver fatto così.
"Abbiamo fatto di due appartamenti uno solo e la domanda l’ho presentata personalmente nel 2004, ma ancora niente. Ora la mia famiglia ha fretta di vendere, perché mio figlio si sposa tra nove mesi. Vorremmo avere già il condono in mano, così la gente fa meno storie per comprare, ma sembra un’impresa impossibile. Una persona che conosco ha fatto in modo che chiedessi un aiutino a un impiegato qui dentro, sto venendo ora a scoprire se c’è stato qualche sviluppo". Quanto è costato l’aiutino? "Seicento euro".

Oltre a questo signore sulla cinquantina un’altra donna ammette di aver fatto ricorso alla via alternativa. "Mi è sembrato l’unico modo, la mia domanda risale al 1994. Niente di particolare: avevo un giardino che ho chiuso e convertito in una specie di veranda. Qui però più l’abuso è piccolo, più difficile e lungo è l’iter. Ho parlato con tante persone in questi anni, molte messe come me; alla fine mi è arrivata voce di come poter ottenere qualcosa, anche se sottobanco. Pare che in questo modo la mia domanda sia finalmente andata a buon fine, ma ancora non canto vittoria".

Martina Chichi

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