INCHIESTA HC. Contributi alle colf dal tabaccaio: indagine HC (2)

Continua l’indagine di Helpconsumatori sulla possibilità di versare i contributi agli aiutanti domestici presso il tabaccaio. Il servizio, nato dalla convenzione tra Reti Amiche e Federazione italiana tabaccai, non è ancora offerto dalla quasi totalità delle tabaccherie romane, eppure, sondando le opinioni della gente, se partisse sarebbero in molti ad usufruirne.

Tutti i cittadini ascoltati, potenziali utenti, una volta informati su questa possibilità, hanno apprezzato l’iniziativa. «Sono già tre anni che pago i contributi alla ragazza che mi viene a stirare a casa – racconta una signora – ma devo ammettere che l’idea di fare la fila alle poste non me lo rende certo più piacevole. Certamente se sarà possibile inizierò a farlo dal tabaccaio».

È l’opinione condivisa da tutti gli intervistati che potrebbero usufruirne: allargando la precedente indagine a più persone, su 15 che pagano i contributi Inps all’aiutante domestica tutti hanno dichiarato che preferirebbero poterli versare in tabaccheria. «Perderemmo molto meno tempo così – commenta una coppia – sarebbe più veloce e tra l’altro non dovremmo neppure spostarci con la macchina visto che di tabaccai sotto casa ce ne sono in abbondanza».

«Io i contributi li pago on-line sul sito dell’Inps, quindi l’operazione è già rapida, ma per chi non può o non sa accedere ad internet sarà sicuramente vantaggioso» spiega un’altra giovane signora. «Non credo che chi decide di far lavorare in nero la colf cambi idea così – prosegue il marito – ma in questo modo almeno le famiglie che danno il buon esempio saranno facilitate; è davvero snervante dover perdere ore per sbrigare qualsiasi pratica in un ufficio pubblico».

Sull’opportunità di combattere il lavoro in nero attraverso questa iniziativa si dimostrano tutti scettici: chi ha a servizio una colf, chi no, chi lo è. D’altra parte questo potrebbe essere solo un effetto indiretto, perché il progetto Reti Amiche, creato dal ministero della Pubblica amministrazione e dell’Innovazione, nasce con lo scopo di avvicinare i cittadini alla pubblica amministrazione; sotto questo punto di vista nessuno ha da ridire. «Io lavoro per tre famiglie, due mi pagano i contributi e una no. Non credo che cambierà nulla, sarà una comodità in più per chi già li paga; se non c’è la volontà possono pure venire a prenderli a casa i contributi, ma non li pagherebbero comunque, tanto c’è sempre qualcuno disposto a lavorare in nero» racconta Sonia, 32 anni, di origine polacca. «Io cerco persone che me li paghino; sono da tanto in Italia con mio marito e mia figlia e voglio che il mio lavoro sia riconosciuto come tutti gli altri, ma ho dovuto insistere più di una volta».
Riguardo alla possibilità offerta dalla convenzione tra Federazione italiana tabaccai e Reti Amiche non sapeva nulla. «Non ne avevo idea, ora se faranno le storie perché hanno fretta e non gli va di andare alle Poste non avranno più scuse» sorride Sonia per concludere.

Anche tra le altre ragazze intervistate che si prestano come colf nessuna è a conoscenza di questa opportunità per i datori di lavoro. «Molti sono stranieri, quindi c’è il problema della lingua – spiega Carmine Giglio, segretario della Sad e Colf, sindacato per gli aiutanti domestici – La maggioranza non ne è venuta a conoscenza, ma è il datore di lavoro che deve preoccuparsi di pagare i contributi; il problema riguarda più loro. Per noi è una buona cosa che ora siano pagabili in modo più semplice».

Martina Chichi

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