INCHIESTA HC. Famiglie sempre più discount (2)

Per far quadrare i conti a fine mese sempre più famiglie si rivolgono agli hard discount. In quattro punti vendita di Roma (Europsin, Lidl, Todis, Tuodì), su un campione di 60 persone intervistate, 43 dichiarano di fare la spesa abitualmente presso queste catene dove l’obiettivo principale è risparmiare; la qualità passa allora in secondo piano?

Tra i 17 che fanno la spesa presso i discount solo a volte, sono in 7 a dire di non fidarsi molto di quello che acquistano quando vengono qui. Evitano i prodotti freschi come frutta, verdura e carne e puntano soprattutto ai cibi confezionati a lunga conservazione o ai prodotti per la casa. Le compere in questi negozi sono fatte una tantum, quando bisogna fare scorte di queste tipologie.

Per gli abituali clienti invece non sempre la qualità resta al centro dell’attenzione, che si concentra più sui prezzi. Solo poco più della metà (24) in effetti compra indiscriminatamente ogni tipo di prodotto a basso costo; gli altri 19 continuano a preferire la frutteria per comprare verdura e frutta fresca. "Quando riesco vado al mercato, altrimenti al negozio vero e proprio. Cerco di risparmiare più su altre cose, perché non mi fido tanto" racconta Gioia, mamma quarantenne di due bimbi.

In 12 hanno trovato un’alternativa al discount altrettanto economica nei "fruttivendoli indiani". "Io ormai vado sempre lì, mi sta sotto casa; i ragazzi sono sempre gentili e i prezzi molto buoni, ancora più bassi rispetto a questi" dice invece un’altra signora, sessantanni e la sola pensione del marito.

Anche sulla carne 15 dei diciannove nutrono parecchi dubbi, ma non tutti possono permettersi la macelleria. Solo 3 la scelgono; 7 invece optano per i grandi supermercati. Cinque, dopo aver provato che "in fondo non c’è tanta differenza", finiscono per mettere da parte la perplessità e si affidano comunque ai banchi del discount.

L’attenzione verso la qualità si fa ancora più bassa quando si tratta di prodotti non freschi. Su tutti i sessanta intervistati solo 15 affermano di leggere l’etichetta. "Non ci capisco niente, spesso non sono neanche scritte in italiano e poi se le vendono che potrà mai esserci dentro? Sto cercando di risparmiare, l’ho già messo in conto che la qualità non è la stessa", risponde una donna di mezza età intenta a comprare un pacco di merendine.

Secondo 40 delle persone ascoltate non c’è tanto divario a livello qualitativo tra questi prodotti e altri più costosi. "È solo la marca che paghiamo; certo, bisogna saper scegliere, qualcosa di cattivo ci sarà, ma anche al supermercato normale è cosi. Io ho imparato, so quali prodotti mi piacciono e non mi hanno mai dato problemi" dice soddisfatto invece Paolo, 51 anni, marito e papà di una ragazza.

La provenienza continua a influenzare le scelte dei clienti: 39 preferiscono i prodotti "con nomi italiani", anche solo 20 sul totale degli intervistati (5 di questi 39) tentano di verificare da dove arrivi quello che comprano.

di Martina Chichi

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