INCHIESTA HC. Filiera corta: cibo sano al prezzo giusto (1)

Migliaia di persone a Roma hanno scoperto un nuovo modo di fare la spesa, quello della filiera corta biologica. Ormai la distanza dalle campagne non è più un ostacolo per chi vuole rifornirsi direttamente dal contadino: gli alimenti passano direttamente dal produttore alla tavola, sono freschi, sani e non costano più di quelli convenzionali. Una maniera diversa di pensare a cosa portare in cucina, che sta diventando anche una moda, perché in tempi in cui si dà sempre più attenzione ad ambiente e salute l’abitudine di acquistare cibo bio "fa anche fico", come dice scherzando Annalisa Gallucci, responsabile del settore filiera corta dell’Aiab, l’Associazione italiana per l’agricoltura biologica.

«Per molto tempo il biologico è stato relegato a una nicchia, – racconta Annalisa – si pensava fosse per pochi, anche a causa del fatto che era venduto solo in negozi specializzati e spesso a prezzi non proprio accessibili. Grazie alla filiera corta invece si sta diffondendo questo tipo di spesa: hanno iniziato per prime a rivolgersi a noi quelle persone con intolleranze, allergie o altri problemi legati al cibo. Il motivo è uno: il biologico è per tutti».

L’esperienza conferma che questo settore si sta espandendo: l’Aiab ha fatto sì che le aziende alimentari si organizzassero, unendosi per fornire ai consumatori ogni tipo di prodotto e per assicurarsi una resa costante; ha promosso la formazione dei gruppi d’acquisto; ha creato un vero e proprio mercato fisso nella Capitale, unico nel suo genere; fornisce agli interessati tutte le informazioni utili per avvicinarsi a questo metodo d’acquisto. Grazie alla forte adesione sia dalla parte dei produttori, sia da quella dei consumatori, va via via aumentando la differenziazione dell’offerta, che mette ora a disposizione soluzioni diverse permettendo a chi ha un po’ di buona volontà di trovare la risposta più pratica.

Non ci si limita più a recarsi direttamente nella fattoria, ormai consultando i siti internet delle aziende si possono fare le ordinazioni per telefono o via e-mail e in alcuni casi è prevista perfino la consegna a domicilio con l’aggiunta delle spese di trasporto. Ci sono consorzi che offrono una spesa fissa e altri che invece consentono di fare ordini personalizzati e la gamma di prodotti disponibile è quasi illimitata: l’unico vincolo per i prodotti freschi sono la stagionalità e la territorialità.
Infine, per non allontanarsi troppo dal tradizionale modo di fare la spesa, in città si trova Spazio Bio, un negozio in tutto e per tutto aperto ogni giorno, punto di smercio di un’ottantina di produttori, al quale, una volta al mese, si affianca l’allestimento di un mercato, l’Altro Mercato, dove oltre a comprare e degustare si possono conoscere i produttori e iniziative simili proliferano in tutto il Lazio.
«Entrando in questo negozio che si trova presso la Città dell’Altra Economia, qui a Roma, sembra di entrare in un supermercato: i prodotti sono in ordine, riposti sugli scaffali e sono tanti, perché i produttori che partecipano sono numerosi – prosegue la rappresentante dell’Aiab – Non si tratta di aziende che da sole si proclamano biologiche; hanno una certificazione ufficiale e questo vuol dire che devono rispettare certi standard. È vietato il ricorso ad alcuni prodotti chimici e a diverse tecniche e questo assicura il rispetto dell’ambiente, della salute dell’uomo e dell’animale. Non ci si trova quindi di fronte a normali prodotti, ma a generi alimentari freschissimi, dei quali sono conosciuti sia i metodi di produzione sia la provenienza». Proprio quest’ultimo è un pro da non sottovalutare, perché ormai anche il percorso fatto dalle cassette di frutta e verdura che si trovano ai mercati generali è dubbio e con facilità ci si può trovare a mangiare alimenti provenienti da paesi in cui gli standard previsti per la produzione agricola sono molto diversi dai nostri. «Anzi, Roma in questo senso è sta facendo passi avanti, perché ha una piattaforma del biologico anche lì» informa la Gallucci.

Quando filiera corta e biologico vanno insieme, il prezzo al consumo non è affatto alto come si potrebbe credere. È un prezzo "giusto", come sottolinea l’Aiab: rispetto a quello dei prodotti biologici venduti nei negozi specializzati c’è una riduzione del 30%, mentre risulta essere agli stessi livelli di quello dei prodotti ottenuti con tecniche normali e venduti nelle catene di grande distribuzione. Non c’è differenza economica quindi tra il fare la spesa al supermercato con frutta e verdura normali e l’acquistare gli stessi prodotti, ma biologici e freschi, con la filiera corta.
Un abbassamento del prezzo dovuto all’accorciamento della filiera, al taglio cioè di quelle fasi intermedie come il confezionamento e l’affidamento a ditte di trasporto che, dal momento della produzione a quella dell’arrivo nei negozi, portano all’aumento smisurato del prezzo. È il ritrovato rapporto diretto tra contadino e cittadino quindi a permettere di risparmiare; i costi sostenuti dai primi infatti non sono ridotti e, anzi, alle alte qualità e genuinità del prodotto corrispondono maggiori attenzioni. «Per il contadino il guadagno è più alto non certo perché sostiene spese minori, che, al contrario, possono essere più elevate e lo sono di sicuro in termini di impegno. Prendiamo il caso in cui il contadino debba vendere un chilo di bieta: se lo dà al grossista ne ricava 20 centesimi – e poi al consumatore arriverà minimo a un euro e venti per colpa dei passaggi successivi – mentre se lo dà direttamente al cliente può farselo pagare un euro – conclude Annalisa Gallucci – Bisogna anche considerare che l’agricoltura biologica non prevede l’utilizzo di serre riscaldate, ma solo di coperture. Questo significa per esempio che, oltre a non poter ottenere prodotti fuori stagione, nel caso di inverni con tante piogge come questo la produzione è messa a dura prova. Le entrate quindi non sono sempre assicurate, la scelta del biologico comporta un rischio, perciò per le aziende che hanno scelto la filiera corta è più facile andare avanti se cooperano, in modo tale da non trovarsi ferme».

Martina Chichi

Per rivolgersi all’Aiab ci si può recare presso Spazio Bio (Città dell’Altra Economia, ex mattatoio di Testaccio, www.cittadellaltraeconomia.it), oppure contattare l’associazione all’indirizzo e-mail aiab.lazio@aiab.it o al numero 333-7035270. Ogni terza domenica del mese la filiera corta del biologico dà appuntamento ai cittadini con l’Altro Mercato (sempre presso l’ex mattatoio di Testaccio). Il prossimo incontro tra produttori e consumatori sarà domenica 19 aprile.

 

 

Comments are closed.