INCHIESTA HC. Filiera corta: cibo sano al prezzo giusto (2)

Un minimo di cinque famiglie decide di unirsi per andare a fare la spesa direttamente presso le aziende agricole biologiche: è la base per costituire un gruppo d’acquisto solidale. Per fondarlo non serve molto più di questo, l’iter è semplice e il passo è presto fatto. Il difficile – se di difficile si può parlare – inizia dopo. «Abbiamo perso il conto dei gruppi d’acquisto nati qui a Roma, sono a migliaia – afferma Annalisa Gallucci, che da anni segue per l’Aiab, l’Associazione italiana per l’agricoltura biologica, la nascita dei gruppi – Mantenere la costanza nel tempo però non è semplice, c’è tanto entusiasmo all’inizio, ma bisogna sapere che è una cosa completamente diversa dal modo abituale di fare la spesa».

Per chi sceglie di ricorrere alla filiera corta dei prodotti biologici continua a essere questo il metodo più usato: in parecchi si è sicuri di fare ordinazioni sostanziose, che permettono di ottenere ulteriori sconti sul prezzo e a turni ci si può recare nelle fattorie. Aziende che però devono trovarsi vicine: la territorialità è una caratteristica centrale in questa "cultura" alimentare.

Decidere di mangiare bio andando direttamente dai contadini significa infatti rivedere le proprie abitudini alimentari. «Territorialità e stagionalità sono due parole chiave: i prodotti non devono essere importati, ma devono provenire dal territorio, le aziende devono essere facilmente raggiungibili – spiega la Gallucci – Già questo esclude la possibilità di reperire alcuni prodotti, anche se ora alcuni consorzi si sono organizzati per farseli arrivare da fattorie biologiche di altre regioni. Poi bisogna mettersi in testa che se si vuole mangiare biologico non si possono avere richieste per natura impossibili: fragole, pomodori e zucchine, per esempio, in inverno non ci sono. Le zucchine, per dirne una, sono piene d’acqua che con il freddo non serve al corpo umano, mentre diventano utili d’estate, periodo in cui possono essere coltivate. Seguire le stagioni significa rispettare anche la fisiologia umana, bisogna imparare a cambiare un po’ il proprio modo di stare a tavola, di cucinare».

Superato il problema di doversi adeguare, quello che segue consiste nel capire che in mano si hanno prodotti freschi con caratteristiche che si distinguono da quelle degli alimenti trattati. Per conservarli, ma anche cucinarli si devono adottare nuove piccole attenzioni. «All’Aiab organizziamo dei corsi di formazione per i gruppi, perché per avere il meglio da questi prodotti è necessario saperli "utilizzare"» dice Annalisa Gallucci. Stando ai consensi incontrati, una volta superati i primi ostacoli la soddisfazione è tanta. Per l’Aiab la richiesta è in continuo aumento, perché i consumatori, ormai maturi e quindi più attenti alle scelte alimentari che compiono, riconoscono la maggiore qualità dei prodotti biologici freschi.

Il parere di chi è già entrato nel giro dei gruppi d’acquisto solidali sembra confermarlo: «Abbiamo iniziato per curiosità a fare acquisti così, ma poi ci siamo appassionati, per così dire. Facciamo acquisti di qualità e a poco e sappiamo come sono stati prodotti, senza sfruttamento di uomini o animali. E poi mia moglie si è trovata bene a cucinare con questa spesa» sorride Antonio, quarantenne che già da due anni fa parte di un gruppo d’acquisto. Associazioni varie, parrocchie e sezioni – insomma ogni punto di aggregazione costante – hanno sempre più spesso un gruppo d’acquisto, considerato anche occasione di socialità. «È anche un modo per stare insieme ad altre famiglie, ci divertiamo ogni tanto a fare una gita alle porte di Roma con la scusa della spesa» racconta un’altra signora.

Conoscere e scegliere le aziende alle quali rivolgersi è infatti fondamentale: il consiglio è quello di non trovarne una diversa per ogni tipologia di prodotto, ma di puntare sulle organizzazioni di aziende che offrono ampia varietà e prezzi più bassi e che evitano la scomodità di dover ogni volta fare più viaggi. Andare sul posto significa vedere con i propri occhi come nasce quello che si porta in tavola ed è già da solo una garanzia. Per essere però più sicuri di rivolgersi ad aziende serie è meglio contattare associazioni come l’Aiab (aiab.lazio@aiab.it), che indicano ai consumatori i produttori di cui fidarsi.

Martina Chichi

 

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