INCHIESTA HC. Filiera corta: cibo sano al prezzo giusto (3)

Per le famiglie in cerca di risparmio fare la spesa rivolgendosi direttamente al produttore sta diventando una possibilità sempre più diffusa. Se poi non si è interessati a comprare prodotti biologici, la convenienza è, in termini economici, ancora maggiore. Se le iniziative per promuovere la filiera corta biologica sono ormai numerose e cominciano a essere conosciute dai cittadini, ora si stanno diffondendo anche quelle che, allo stesso modo, vendono prodotti convenzionali. Direttamente dalla fattoria alla mani del consumatore anche in questo caso, con un prezzo finale al quale non si aggiungono i costi di trasporto e di confezionamento; i prodotti però non sono biologici, sono ottenuti con tecniche e fertilizzanti normali. Questo dovrebbe riflettersi in ulteriore abbassamento del prezzo presentato ai clienti.

«I prodotti sembrano freschi, sicuramente lo sono molto più di quanto quelli comprati al supermercato, però mi aspettavo prezzi più bassi – dice una donna incontrata tra i banchi di un mercatino a Roma che rientra tra gli eventi del genere – Non si risparmia poi tanto». Non bisogna farsi illusioni: quando si tratta di merce fresca e di qualità difficilmente sarà venduta sotto a una certa fascia. Il risparmio c’è, ma è più evidente per alcuni prodotti e si nota soprattutto se si fa una spesa abbondante. Comprando in questo mercato, per esempio, ecco alcune cifre: 1 chilo e poco più di bieta 1,50 euro; 390 grammi di burro 1,90 euro; 3 etti di primo sale 2 euro; 6 etti di mozzarella di latte vaccino 3,60 euro.

Certo, in questo modo si ha la certezza della provenienza del prodotto e non bisogna fare troppa strada – sono detti infatti mercati a chilometri zero proprio perché arrivano sotto casa. Inoltre, se nel biologico i costi di produzione non calano per via dei particolari metodi utilizzati, bisogna ricordare anche le spese presenti nell’agricoltura convenzionale, che nell’ultimo periodo hanno subito un aumento: dalla distribuzione dell’acqua, ai prodotti chimici, al mantenimento dei macchinari.
Per essere sicuri di avere a che fare con venditori onesti è meglio, quindi, tener conto di questi fattori e insieme stare attenti al livello dei prezzi applicati. Per capire se sono ridotti un buon metodo è quello di controllare quali sono quelli indicativi, forniti ogni giorno dall’osservatorio ortofrutta Ismea (www.ismea.it) o dal servizio gratuito Sms consumatori del ministero delle Politiche agricole (www.smsconsumatori.it). Quelli elencati sono i prezzi previsti per un prodotto non biologico che percorre una filiera normale e sul quale gravano più costi; ci si dovrebbe aspettare quindi un prezzo inferiore anche se leggermente.

Incontrare le iniziative per la filiera corta a Roma non è comunque difficile e si è fortunati si ha la possibilità di scegliere tra più produttori a poca distanza. Già esiste da anni un albo che elenca i produttori – anche in questo convenzionali e non biologici – presenti nei mercati rionali. La loro presenza è sempre minore: per i singoli produttori non questo tipo di attività non assicura un gran guadagno. Iniziano a fiorire invece stand e mercatini, organizzati da associazioni e cooperative di agricoltori, che nel Lazio provengono soprattutto dalla pianura pontina. Per tenersi aggiornati e scovare gli appuntamenti basta cercare sul web le pagine di questi gruppi di aziende ed entrarvi in contatto (www.filieracorta.info è uno dei tanti siti intenet).

Infine, questo proliferare di mercatini dà modo a chiunque di spacciarsi con più facilità per quello che non è: facile imbattersi in banchi di finti produttori – che invece hanno acquistato la merce chissà dove – o in quelli di produttori veri che dichiarano di seguire le regole previste per il biologico anche se non è così. Preferite i contesti sicuri ossia le iniziative ben definite; dietro queste iniziative c’è quasi sempre un’organizzazione che prevede la partecipazione di più aziende.

Martina Chichi

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