INCHIESTA HC. Finanziamenti on-line, poca trasparenza (1)

Aumentano gli acquisti on-line e con essi anche i negozi virtuali e i servizi a disposizione di chi fa shopping nella rete. Tra i metodi di pagamento utilizzati sta prendendo piede anche quello delle rate, che, con la crescita delle vendite di merci più costose anche su internet, è ormai offerto da molti siti. Hanno risposto già da tempo a questa tendenza diversi istituti di credito, primi tra tutti, nel caso del commercio elettronico, Agos e Consel, le cui soluzioni continuano a essere adottate dalla maggior parte degli e-shop che offrono il pagamento rateale.

Le polemiche e le direttive dell’Unione europea in materia di e-commerce sono però state finora insufficienti a creare condizioni tali da permettere al potenziale cliente di scegliere in modo consapevole se ricorrere o meno a questa possibilità: in quanto a trasparenza sono molti i negozi on-line che lasciano tuttora a desiderare.

Esplorando le pagine web delle tante vetrine in rete è facile farsi un’idea: su 15 che offrono l’opportunità di pagare a rate (solo in un caso è indicato un istituto finanziario differente da quelli sopra nominati) solamente 6 mostrano in maniera abbastanza evidente i documenti informativi.

Questi sei esercizi pubblicano sulla stessa pagina in cui è spiegato come funziona il finanziamento anche i documenti ufficiali rilasciati dalla stessa finanziaria. Si tratta del foglio analitico, dei modelli di contratto e di altri testi da consultare per conoscere i valori massimi di taeg e tan, le clausole contrattuali, le altre spese connesse alla rateizzazione. Per la lettura di questi dati non è richiesta la registrazione al sito né l’acquisto di un prodotto; chiunque vuole informarsi può farlo prima di andare avanti con qualsiasi operazione. Il merito (almeno in questa prima fase del procedimento che porta alla decisione di acquisto) forse va dato alla Consel e alla politica di trasparenza che esercita: i siti in questione si appoggiano infatti a essa.

Negli altri 9 casi le condizioni in cui l’utente si trova a scegliere non sono altrettanto chiare: uno degli esercizi dà un numero telefonico da contattare se si vuole procedere in questo modo senza neppure un cenno all’istituto di credito al quale si appoggia; tre danno informazioni confuse elencando solo tag e taen e rimandando in modo generico, senza link diretti alle condizioni del finanziamento, al sito dell’istituto che eroga il prestito; infine gli altri 5 si limitano a descrivere in cosa consiste un pagamento rateale e pretendono che il clienti termini la procedura di acquisto o di ordine del prodotto per venire a conoscenza delle condizioni. In pratica prima decido di comprare il prodotto e solo dopo saprò quanto e come potrò pagarlo.

In questo ultimo caso l’obbligo per il cliente di pagare interviene solo quando l’operazione di richiesta del finanziamento è già avanzata: una volta controllate le condizioni reali, il consumatore può sempre ancora decidere di abbandonare il negozio senza essersi impegnato a pagare. In questo modo può almeno evitare una spesa indesiderata, ma non possono essergli restituiti il tempo e il denaro perduti nel compilare e spedire moduli, né i dati che avrà fornito per registrarsi al sito. Quando il cliente poi è un navigatore un po’ sprovveduti, magari ai primi acquisti online, a volte non sa di potersi "ritirare" o quando farlo e finisce col proseguire le pratiche.

Problema da non dimenticare è quello, già denunciato in passato da diverse inchieste, della mancanza di coincidenza tra i tassi effettivamente previsti dal contratto e quelli dichiarati a livello pubblicitario sui siti per invogliare il clienti a comprare.

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Martina Chichi

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