INCHIESTA HC. Roma, dura concorrenza per i negozi (3)

Nel 2008 il numero di commercianti ambulanti abusivi è cresciuto dell’8-10% rispetto all’anno precedente: è quanto ha rilevato la Fiva (Federazione italiana venditori ambulanti e su aree pubbliche che aderisce alla Confcommercio) da un’indagine appena conclusa che ha toccato 68 province italiane.

«I dati sono abbastanza preoccupanti, – spiega Armando Zelli, segretario nazionale Fiva – c’è un esercito di abusivi che parte da un minimo di 11-12 esercizi illegali ogni dieci aziende regolari. In alcune città o luoghi, come le spiagge, il numero cresce fino a 18-19 abusivi ogni dieci imprese a norma. Questo significa che se le attività ambulanti regolari in Italia sono circa 160mila, il commercio abusivo ne conta tra le 190mila e le 200mila e può facilmente raggiungere le 250mila».

Almeno per quanto riguarda la città di Roma, per confermare questa presenza massiccia basta fare un giro nelle aree commerciali più vicine alla propria casa: innumerevoli bancarelle che vendono borse, abiti, profumi e dvd contraffatti o altri oggetti, alle quali si aggiungono i tanti camioncini dove acquistare prodotti alimentari. Proprio da questi furgoni-banconi, che smerciano frutta, verdura e prodotti freschi e sono spesso posizionati a poca distanza dalla concorrenza regolare, i consumatori dovrebbero stare in guardia: rivolgendosi a loro il cliente non può sapere cosa porta in tavola.
«Ormai gli abusivi offrono tutto, dalle merceologie classiche all’alimentare, soprattutto per quanto riguarda l’ortofrutta – prosegue Zelli – Nel caso dell’alimentare, ben il 95% degli ambulanti che non ha un posto fisso, ma si sposta, è illegale. Il livello generale di presenza degli abusivi in questo settore tocca circa il 22%, una tra le cifre più basse: per la nastro-videoteca per esempio la percentuale sale di molto. Questo perché nell’alimentare non è possibile la contraffazione».

Cosa che non rende però il commercio abusivo degli alimentari meno grave. La regolarità dell’esercizio, infatti, resta l’unica fonte di sicurezza: i venditori autorizzati di prodotti alimentari sono obbligati a garantire la tracciabilità dei prodotti attraverso un sistema – l’Haccp – che controlla ogni fase della produzione per verificare la salubrietà della merce. In parole povere la provenienza del prodotto è conosciuta: di ogni cassetta di frutta o verdura scaricata sono note l’origine e le norme igienico-sanitarie a cui è stata sottoposta, accertandone così la qualità.

«Il problema da una parte riguarda proprio la mancanza di garanzie per il consumatore. Se io, regolare, gli vendo un prodotto difettoso, non sono perseguibile, ma rintracciabile e questo non accade con gli abusivi. Nel settore alimentare invece viene meno qualsiasi sicurezza. Dall’altra parte l’abusivismo danneggia i commercianti onesti e non rispetta le regole: oltre a sottrarre una quota di mercato ai regolari, gli irregolari non pagano neppure le imposte fiscali, né al Comune, né agli enti previdenziali» prosegue il segretario Fiva.

Il consiglio che la Federazione dà al consumatore che vuole essere certodi mangiare un prodotto sicuro è semplice: «l’unica vera forma di difesa è andare in un mercato regolare, in un negozio, in supermercato o direttamente dal produttore privato». Meglio diffidare degli altri, specie di chi non mette in mostra la licenza o il misuratore fiscale: il più delle volte la provenienza di quella merce è dubbia. Insomma, la garanzia migliore resta «fare gli acquisti in luoghi dove è facile ritrovare la persona che ti ha venduto il prodotto».

I commercianti regolari infatti sono sottoposti a frequenti controlli da parte dell’autorità amministrativa: poiché operano sul suolo pubblico ogni giorno la vigilanza municipale passa a prendere le presenze e svolge un’operazione di sorveglianza. Se qualcosa non è rispettato, come anche solo l’occupazione di pochi centimetri in più di spazio, è molto facile che ci scappi la multa.

Secondo la voce degli esercenti, però, la lotta all’abusivismo non è portata avanti con altrettanta cura: «In questo ultimo periodo le iniziative di controllo sono diventate più frequenti, ma risultano ancora inefficaci. Il 60% dei negozianti che abbiamo intervistato le reputa tali» conclude Armando Zelli. Sarà anche per questo che le liti tra abusivi e vigili (38%) sono ancora superate da quelle tra operatori abusivi e regolari (40%) che forse cercano di risolvere da soli la situazione.

Martina Chichi

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