INCHIESTA HC. Spesa sfusa, costi bassi e meno sprechi (2)

Basta dare un’occhiata ai prezzi per capire che acquistare prodotti sfusi è più conveniente per il portafoglio; aggiungiamoci poi che anche per l’ambiente è un passo avanti: produzione di rifiuti e spreco di energia diminuiscono grazie alla mancanza di confezioni monouso. Sotto entrambi i punti di vista fare la spesa in questo modo sembra la scelta migliore ed è confermato dalle famiglie sempre più numerose che decidono di acquistare i prodotti alimentari così; questa fetta di consumatori resta però ancora una grande minoranza.

D’altra parte iniziative di questo tipo sono nate da poco e non sono certo favorite dalla distanza dai distributori né dalla poca attenzione che i media rivolgono loro. Il maggiore ostacolo è rappresentato proprio dalla mancanza d’informazione che, coniugata a diffidenza e ad abitudinarietà e a volte anche alla disinformazione, scoraggia i consumatori. «Ma sono sicuri questi prodotti?» è la domanda di molti. «Non sarebbe male risparmiare, ma con tutto quello che si dice alla tv preferisco non rischiare comprando cose che non so da dove vengono, né in che condizioni sono conservate» spiega molto eloquentemente una signora sui 40 anni, intenta a fare una normale spesa.

I prodotti venduti sfusi, almeno per quanto riguarda gli Ecopoint all’interno dei supermercati Crai e i distributori di latte fresco aderenti alla Coldiretti, seguono rigide norme igienico-sanitarie. Si può scegliere di risparmiare in tutta sicurezza; a pensarci bene, si corrono più rischi andando al mercato.

A dare delle garanzie al cliente che decide di affidarsi al sistema Ecopoint non è solo la provenienza dei prodotti che, seppur sfusi portano lo stesso marchio del supermercato e sono assicurati da una certificazione del sistema qualità di produzione, ma è anche il metodo di conservazione. Tutti gli erogatori sono stati studiati con l’obiettivo di non alterare gli alimenti e di mantenerne a lungo la freschezza grazie ai particolari materiali con cui sono realizzati.

Molte critiche ha incontrato la vendita di latte sfuso crudo in cascina ideata dalla Coldiretti. In seguito ad alcuni casi di infezioni batteriologiche, il latte crudo è stata additato come responsabile e quindi potenzialmente pericoloso.

Bisogna però tener presente che non tutti però possono diventare distributori di latte crudo: per entrare nel circuito occorre ottenere il permesso della Asl dopo aver superato una serie di controlli igienici e sanitari. «I requisiti delle stalle sono verificati direttamente dalle aziende sanitarie; solo così si ottiene il nulla osta per la vendita del latte sfuso» spiega la Coldiretti.

Se le mucche sono sane anche il latte lo è; niente batteri o brutte malattie in agguato, basta tener conto che si tratta di un prodotto non trattato, appena munto e che richiede quindi una digestione diversa. «Sta al consumatore rendersi conto che porta a casa un prodotto vivo: deve pulire bene la bottiglia e conservare il prodotto in modo appropriato, non può certo lasciarlo in macchina sotto il sole di agosto». Istruzioni semplici che consentono di mantenere le proprietà del latte, consumabile se tenuto in frigo per 48 ore.
«A ogni modo è stato emanato un decreto che prevede norme sulla manutenzione del macchinario e dappertutto si è immediatamente ottemperato – conclude la Coldiretti – Le campagne di disinformazione mettono in difficoltà l’attività imprenditoriale rallentandone lo sviluppo ma per fortuna il consumatore che compra il prodotto ne riconosce le proprietà e continua a fidarsi».

Niente pregiudizi quindi sui prodotti diversi da quelli che siamo abituati a vedere pubblicizzati in scatole di tutte le dimensioni; chi davvero vuole risparmiare può farlo senza preoccupazioni.

Martina Chichi

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