INFLAZIONE. Cia: “Tracollo dei prezzi di frutta e verdura, ma non per i consumatori”

A febbraio l'inflazione cresce, ma sui campi i prezzi sono sempre più bassi. Lo evidenzia la Cia-Confederazione italiana agricoltori, secondo cui le temperature miti di questa stagione hanno determinato notevoli danni per i produttori ortofrutticoli. Il clima primaverile dell'inverno 2006-2007 ha infatti provocato una discesa dei prezzi all'origine, che però per il consumatore non si è tradotta in alcun vantaggio. Al dettaglio infatti i prezzi di frutta e verdura non hanno subito alcuna variazione, come evidenziano i dati forniti dall'Istat sui prezzi al dettaglio di febbraio.

 

"Per i prodotti agricoli- dichiara la Cia – il 2007 è infatti iniziato con il segno negativo: per le quotazioni all'origine si è avuto, a gennaio scorso, un calo medio del 1,8 per cento. La discesa dei prezzi nelle campagne ha influito, del resto, anche al dettaglio, visto che nel mese di febbraio i prodotti alimentari non hanno fatto registrare alcuna variazione rispetto a gennaio; mentre nei confronti dell'analogo periodo del 2006 la crescita è stata del 2,4 per cento, una delle più contenute tra i settori presi in considerazione dall'Istat".

 

"Per quanto riguarda i prezzi praticati sui campi,- prosegue la Cia – a determinare il "raffreddamento" di gennaio è stato, soprattutto, il clima mite che ha alterato i cicli vegetali, in particolare per gli ortaggi, generando squilibri sui mercati. Distorsioni che hanno avuto ricadute anche sul consumo finale, con listini praticamente fermi, e sugli stessi agricoltori che in molti casi, proprio per la sovrapproduzione, non sono riusciti a collocare il prodotto che è rimasto così invenduto. Un danno rilevante che in regioni come Puglia e Basilicata è stato drammatico, specialmente nel settore dell'ortofrutta". "Nel dettaglio, si registrano -conclude la Cia- cali, su base mensile, del 3,8 per cento della frutta (in particolar modo arance e kiwi), del 5,8 degli ortaggi, dell'1,2 per cento dell'olio d'oliva e dei prodotti zootecnici e del 6,9 per cento delle colture industriali".

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