INFLAZIONE. Istat: “Rispetto a giugno 2005, +2,3%”. I commenti dei consumatori

L’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), relativo al mese di giugno 2006, presenta una variazione di più 0,1 per cento rispetto al mese di maggio 2006 e una variazione di più 2,3 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Lo rileva l’Istat (Istituto Nazionale di statistica) che in una nota pubblica gli indici provvisori di giugno 2006 prima della versione definitiva prevista per il prossimo 14 luglio 2006.

Rispetto a maggio 2006 gli aumenti più significativi si sono verificati per i prodotti alimentari e bevande analcoliche e Trasporti (più 0,3 per cento per entrambi); mentre rispetto a giugno 2005 gli incrementi più elevati si sono registrati nei capitoli Abitazione, acqua, elettricità e combustibili (più 5,7 per cento), Bevande alcoliche e tabacchi (più 5,2 per cento), Trasporti (più 4,1 per cento) e Istruzione (più 3,0 per cento).

Preoccupazione è stata espressa da parte del Codacons: "Non vorremmo – ha dichiarato Carlo Rienzi, presidente dell’associazione – che i commercianti, per pagarsi le vacanze estive che quest’anno costeranno a tutti di più, abbiano ritoccato al rialzo i prezzi. Si verifica cioè la famosa "catena dell’imbroglio", dove chi vende prodotti estivi si arricchisce d’estate dando vita ad aumenti dei prezzi nel proprio settore che scatenano incrementi dei listini in tutte le altre categorie merceologiche. "Così – conclude Rienzi – non vorremmo che i commercianti, in vista della chiusura dei negozi nei mesi estivi e dei più elevati costi delle vacanze, abbiano deciso di rifarsi sui consumatori alzando i prezzi al dettaglio".

"I dati diffusi oggi dall’Istat sembrerebbero raccontarci di un’Italia in salute, ma così non è". Ha invece affermato Adiconsum che sottolinea come il "dato tendenziale è tenuto artificiosamente basso grazie al gioco del ribasamento dei prezzi (sfuggono alle rilevazioni tutti i prodotti che vengono presentati come nuovi pur cambiando solo il colore o il numero degli accessori e che vengono venduti con un prezzo maggiorato) e alla rimodulazione delle tariffe (basta cambiare piano tariffario nella telefonia, nome ad un treno per avere una rimodulazione della tariffa all’insù. Per l’Istat si tratta di tariffe nuove e quindi quello che è a tutti gli effetti un aumento non è rilevato)".

Altro argomento di analisi, secondo l’associazione, è quello relativo al peso dei beni nel paniere, in quanto il costo della polizza assicurativa ha un’incidenza nel paniere di poco superiore all’acquisto delle pentole, anche se in realtà ha un’incidenza sul reddito delle famiglie di circa il 6%.
Ricordando che non tiene conto dell’incidenza fiscale, da ultimo, Adiconsum esprime le proprie perplessità sulle variazioni relative alle bevande e ai tabacchi e ai derivati del petrolio: nel primo caso si tratta di aumenti speculativi che grazie alle imposte vanno a favorire lo Stato; nel secondo, se ci fossero stati gli interventi promessi dal Governo per calmierare i prezzi, non avremmo assistito ad aumenti (il doppio rispetto alle altre voci) che vanno ad incidere maggiormente sulle fasce più svantaggiate.

 

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