INFORMAZIONE. Agcom pubblica Atto di indirizzo su “processi mediatici”

Va evitata "un’esposizione mediatica sproporzionata" delle vicende di giustizia e vanno evitati i "processi mediatici". L’informazione deve mettere in luce la "valenza centrale del processo" e la cronaca giudiziaria deve rispettare i principi di obiettività, evitando la "spettacolarizzazione" e il rischio di "divinizzazione" dell’indagato. È quanto afferma l’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni che ieri ha pubblicato sul suo sito internet l’Atto di indirizzo sulle corrette modalità di rappresentazione dei procedimenti giudiziari nelle trasmissioni radiotelevisive, precisando in seguito che questo "riguarda tutte le trasmissioni che presentano criticità nell’atto considerate".

L’Agcom si pronuncia dunque contro "la tecnica della spettacolarizzazione dei processi" e il rischio della "degenerazione della trasmissione" in una sorta di "gogna mediatica". La delibera riguarda "le emittenti radiotelevisive pubbliche e private, nazionali e locali, e i fornitori di contenuti radiotelevisivi su frequenze terrestri, via satellite e via cavo". E "ferme la garanzia della libertà d’informazione e del pluralismo dei mezzi di comunicazione nonché la salvaguardia della libertà di espressione di ogni individuo, inclusa la libertà di opinione e quella di ricevere o comunicare informazioni", le emittenti – rileva l’Agcom – sono tenute a garantire "l’osservanza dei principi normativi di obiettività, completezza, lealtà e imparzialità dell’informazione, rispetto delle libertà e dei diritti individuali, ed in particolare della dignità della persona e della tutela dei minori, in tutte le trasmissioni che hanno ad oggetto la rappresentazione di vicende e fatti costituenti materia di procedimenti giudiziari in corso, quale che sia la fase in cui gli stessi si trovino".

L’Agcom elenca una serie di criteri. Vanno evitati i "processi mediatici". In particolare, scrive l’Autorità, "va evitata un’esposizione mediatica sproporzionata, eccessiva e/o artificiosamente suggestiva, anche per le modalità adoperate, delle vicende di giustizia, che non possono in alcun modo divenire oggetto di "processi" condotti fuori dal processo. In particolare vanno evitati "processi mediatici", che, perseguendo il fine di un incremento di audience, rendano difficile al telespettatore l’appropriata comprensione della vicenda e che potrebbero andare a detrimento dei diritti individuali tutelati dalla Costituzione e delle garanzie del "giusto processo".

Fermo restando il diritto di cronaca, prosegue l’Agcom, l’informazione "deve fornire notizie con modalità tali da mettere in luce la valenza centrale del processo, celebrato nella sede sua propria, quale luogo deputato alla ricerca e all’accertamento della "verità": dovranno pertanto essere seguite modalità tali da tenere conto della presunzione di innocenza dell’imputato e dei vari gradi esperibili di giudizio, evitando in particolare che una misura cautelare o una comunicazione di "garanzia" possano rivestire presso l’opinione pubblica un significato e una concludenza che per legge non hanno".

La cronaca giudiziaria deve rispettare i principi di obiettività, completezza, correttezza e imparzialità dell’informazione e deve evitare "di trasformare il dolore privato in uno spettacolo pubblico", nonché rifuggere da "aspetti di spettacolarizzazione suscettibili di portare a qualsivoglia forma di "divizzazione" dell’indagato, dell’imputato o di altri soggetti del processo". Per l’Agcom vanno inoltre evitate "manipolazioni" che rappresentino una "realtà virtuale del processo" la quale, a sua volta, posso creare suggestione o confusione nel telespettatore. E "quando la trasmissione possa inferire sui diritti della persona, l’informazione sulle vicende processuali deve svolgersi in aderenza a principi di "proporzionalità", accordando pertanto alle informative e alle analisi uno spazio equilibratamente commisurato alla presenza e all’entità dell’interesse pubblico leso e raccordando la comunicazione al grado di sviluppo dell’iter giudiziario, e quindi al livello di attendibilità delle indicazioni disponibili sulla verità dei fatti".

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