INFORMAZIONE. Cassazione: “Critica è diversa dall’insulto perchè argomentata”

Come si distingue un giudizio di critica da un insulto? Secondo la Corte di Cassazione (Sezione Quinta Penale n. 11662 del 20 marzo 2007) il fattore basilare che rende un'opinione critica diversa dall'invettiva (o dall'insulto) è l'argomentazione logica che l'accompagna. Più precisamente, affichè possa essere ritenuto valido, un giudizio critico (nella forma e nella sostanza) deve essere corredato da una "spiegazione" che palesi al destinatario del messaggio il motivo della censura. E' comunque indispensabile che non si trascenda in attacchi personali.

 

"Non è necessario – dichiara la Suprema Corte – che che il destinatario (e, dunque, l'interprete e, dunque, il giudicante) condivida l'iter argomentativo e/o le conclusioni del criticante, essendo sufficiente che l'uno e le altre presentino un carattere minimo di logicità e non contrastino col senso comune". Il diritto di critica ha come presupposto la veridicità del contenuto limitata all'obiettiva sussistenza del fatto da cui scaturiscono le opinioni espresse. L'agente resta poi libero, nei suindicati limiti, di dedurre le proprie conclusioni. "L'esimente del diritto di critica – conclude la Cassazione – è senza dubbio configurabile quando il discorso giornalistico abbia un contenuto prevalentemente valutativo e si sviluppi nell'alveo di una polemica intensa e dichiarata, su temi di rilevanza sociale, senza trascendere in attacchi personali, finalizzati all'unico scopo di aggredire la sfera morale altrui, non richiedendosi neppure, a differenza di quanto si verifica con riguardo al diritto di cronaca , che la critica sia formulata con riferimento a precisi dati fattuali, sempre che il nucleo ed il profilo essenziale di questi non siano strumentalmente travisati e manipolati".

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