INFORMAZIONE. Editoria, Antitrust invita alla liberalizzazione

Occorre modernizzare la distribuzione editoriale per consentire al settore di rispondere alle sfide di internet e della free-press, garantendo realmente ai consumatori l’accesso all’intera offerta informativa. Sono le conclusioni dell’indagine conoscitiva condotta dall’Antitrust, secondo la quale il comparto è sottoposto a vincoli e a restrizioni concorrenziali che ne limitano le capacità di reazione, senza però salvaguardare pienamente il necessario pluralismo informativo. Per questo è necessaria una revisione complessiva e organica delle modalità di funzionamento del sistema, per rimuovere tutte le restrizioni o anomalie che vincolano ingiustificatamente l’efficiente svolgimento dell’attività distributiva.

Secondo l’Autorità è l’attuale regolazione dei punti vendita affidata ai piani comunali e alle procedure di autorizzazione non solo mortifica le dinamiche competitive, ma espone spesso i titolari di autorizzazione a rifiuti di fornitura da parte dei distributori locali, impedendo l’apertura del punto vendita autorizzato o costringendolo alla chiusura. La piena liberalizzazione rappresenta – nelle parole dell’Antitrust – una scelta necessaria anche alla luce della prossima entrata in vigore della Direttiva Servizi.

Inoltre, secondo l’Antitrust è necessario rivedere i rapporti economici tra gli anelli della filiera distributiva editore-distributore-rivenditore. In particolare:
1) Andrebbe ripensato, rendendolo più flessibile, il principio di identità delle condizioni economiche praticate dagli editori ai rivenditori. In Francia, ad esempio, il corrispettivo riconosciuto al rivenditore varia in funzione del livello di specializzazione e della qualità del servizio offerto.
2) Necessitano di una revisione anche i rapporti tra distributori locali ed edicolanti. In Gran Bretagna i primi hanno la facoltà di applicare un supplemento per il servizio trasporto (carriage service charge) la cui entità varia a seconda dei volumi di giornali acquistati dal punto vendita. Per porre fine alla violenta querelle tra esercenti autorizzati alla rivendita e distributori che rifiutano la fornitura si potrebbe introdurre il requisito di un fatturato minimo per i rivenditori, al quale corrisponderebbe però l’impegno dei distributori a rifornire tutti i rivenditori che lo realizzino. Deve in ogni caso essere consentita la libertà, per il rivenditore con minori potenzialità di vendita, di procurarsi i giornali attraverso canali alternativi, ad esempio rivolgendosi al distributore di un’area limitrofa o effettuando essi stessi il ritiro delle pubblicazioni al banco.
3) Nella remunerazione dei distributori locali da parte degli editori si dovrebbe far riferimento al prodotto "distribuito" e non al "venduto". Si costringerebbe in questo modo l’editore a tener conto, nelle scelte di tiratura e distribuzione, di costi che attualmente sono scaricati sul distributore. Si tratta di una modifica urgente vista la rapida contrazione del numero dei distributori locali, che in molti casi non riescono a trovare un equilibrio economico: la conseguente presenza di un unico distributore in regime di esclusiva in aree troppo estese aumenta lo squilibrio nei rapporti di forza tra distributore locale e rivendite. Occorre inoltre tenere conto che alcuni grandi gruppi editoriali si stanno integrando a valle nella distribuzione nazionale o locale, con evidenti minori garanzie sulla neutralità della distribuzione stessa.

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