INFORMAZIONE. Editoria in crisi fino al 2010: calo di vendite e pubblicità. Rapporto Fieg

Lo scenario dell’editoria italiana non è per niente positivo e preoccupanti sono le prospettive future. Anzi la crisi del mercato dovrebbe addirittura aggravarsi l’anno prossimo. In forte calo la vendita di periodici e quotidiani, ma la discesa continua anche per gli investimenti pubblicitari su tutti i mezzi di comunicazione, soprattutto quelli a stampa. La ripresa dovrebbe arrivare soltanto dal 2010.

E’ quanto emerge dal rapporto sulla stampa in Italia 2006-2008, presentato oggi dalla Federazione italiana editori giornali: il 2008 ha registrato un aumento delle perdite del 100% e una contrazione degli utili del 30% per i quotidiani. I consumi si manterranno in fase calante anche nel 2009 (la previsione varia tra -0,1 del Centrostudi di Confindustria e -0,3% del Fondo Monetario internazionale).

A gennaio 2009 il mercato pubblicitario ha avuto un calo del 18.8% rispetto a gennaio 2008 (mese nel quale si registrava un -2.8% sullo stesso mese del 2007). In particolare, i quotidiani hanno registrato a gennaio un -24.7% (a gennaio 2008 il calo era del 7%), i periodici un -27.3% (a gennaio 2008 la riduzione era del 7.3%).

La crisi investe anche il settore della tv: a gennaio 2009 si é registrata una contrazione del mercato pubblicitario pari al 15.9% (a gennaio 2008 il calo era dell’1.2% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente).

"La debole impostazione dell’attività produttiva e l’evoluzione dei costi che continuano comunque a lievitare – si legge nelle conclusioni del rapporto – hanno determinato il deterioramento dei conti aziendali che, nel 2009, difficilmente chiuderanno in pareggio, lasciando configurare scenari di perdite aggregate che sembravano relegati a periodi antecedenti il nuovo millennio".

Dunque tempi duri per le strutture delle imprese editrici e pericolo di marginalizzazione progressiva della stampa, con danni al pluralismo dell’informazione. I giornali oggi devono far fronte non solo agli ostacoli di sempre, che sono la rete distributiva, un sistema di relazioni industriali poco flessibili, un mercato pubblicitario squilibrato, insufficiente azione della scuola per stimolare la lettura; si trovano di fronte anche ad "una recessione che, in assenza di interventi di politica economica efficaci, rischia di assumere connotati depressivi".

"Il problema – scrive la Fieg – è che ogni tentativo di dare un assetto più razionale al sistema dei media è stato fino ad oggi vano. I vari progetti di riforma che si sono succeduti negli ultimi anni sono restati nel limbo delle buone intenzioni e i mezzi stampati si muovono ancora nelle maglie, per molti versi strette, di norme che risalgono a circa trenta anni fa". Con la manovra finanziaria di quest’anno a molti giornalisti è stata estesa una rete minima di protezione, ma nel complesso sono stati confermati tagli alle risorse.

La Fieg guarda di buon occhio l’azione avviata in Francia dal Presidente Sarkozy con gli "Stati generali della stampa" e con i successivi interventi elaborati da un gruppo di esperti.

"Bisogna agire con decisione per riattivare il credito agevolato e per trasmettere impulsi accelerativi al meccanismo produttivo – suggerisce la Fieg che elenca tra le ricette contro la crisi il credito d’imposta sulla carta e sugli investimenti, la detassazione degli utili delle imprese reinvestiti nelle attività aziendali; una riduzione del carico fiscale sulle aziende "labour intensive" quali sono quelle editoriali. E non è da tralasciare la revisione della normativa sul diritto d’autore e la promozione della lettura nelle scuole e nelle famiglie.

 

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