INFORMAZIONE. Editoria, parla l’Antitrust

L’Antitrust ha concluso oggi la prima parte dell’indagine conoscitiva sui mezzi d’informazione della stampa quotidiana, periodica e multimediale avviata lo scorso 13 febbraio giungendo a questa conclusioni: l’obiettivo di tutela della concorrenza deve coniugarsi con la salvaguardia del pluralismo dell’informazione e, in questo quadro, ogni intervento normativo di riforma delle provvidenze pubbliche e dei limiti antitrust dovrà tener conto delle particolari caratteristiche di un settore nevralgico per la democrazia.

La prima parte dell’indagine ha approfondito i contributi agli editori ed i limitialle concentrazioni. L’organizzazione distributiva richiede, invece, un ulteriore approfondimento che verrà – comunica l’Autorità – svolto nei prossimi mesi.

A) SOVVENZIONI. In relazione alle sovvenzioni all’editoria, l’Autorità ha rilevato che la riduzione delle barriere all’ingresso attraverso il sostegno di nuove iniziative editoriali può costituire un utile strumento di tutela del pluralismo. Tuttavia, affinché i contributi pubblici possano assolvere efficacemente tale funzione, le modalità di erogazione devono essere definite secondo criteri idonei ad agevolare tempestivamente l’avvio delle nuova pubblicazioni, senza peraltro instaurare condizioni di dipendenza dalla sovvenzione. Ad esempio, appare auspicabile una revisione della disposizione che ritarda l’erogazione del sostegno alle nuove iniziative editoriali alla fine del quinto anno di attività e fissare per converso un limite al periodo massimo di assegnazione del contributo.

B) BENEFICI POSTALI. Tra le sovvenzioni indirette, la voce principale è rappresentata dalle agevolazioni postali per le vendite in abbonamento. Tuttavia, è emerso dal lavoro d’indagine che esse non hanno costituito una misura efficace per sviluppare degli abbonamenti e finiscono invece col favorire Poste Italiane, unico soggetto presso cui è possibile ottenere i benefici, ostacolando lo sviluppo di una piena concorrenza nei servizi di recapito e consegna. Meglio sarebbe dunque allargare la platea degli attori in campo in questo settore.

C) LIMITI ANTITRUST.Quanto ai limiti alle concentrazioni, la normativa italiana vieta agli editori di effettuare acquisizioni che conducano a controllare testate quotidiane la cui tiratura superi il 20% della tiratura complessiva dei giornali quotidiani in Italia, ovvero il 50% delle copie tirate in ambito interregionale. In proposito, l’Autorità reputa che la fissazione di tetti ex ante, sebbene in linea generale incida sulla capacità di crescita delle imprese, in questo caso, alla luce delle peculiarità che contraddistinguono il settore dell’editoria, sia giustificata a salvaguardia del pluralismo. Pertanto, compete al regolatore e al legislatore individuare misure che tendano ad un corretto equilibrio tra il diritto alla libera iniziativa imprenditoriale ed il perseguimento del pluralismo delle opinioni.

D) FREE PRESS. Benché non vi sia una rilevante sovrapposizione tra i target delle due tipologie di pubblicazione, esiste nondimeno una forte competizione tra quotidiani a pagamento e gratuiti sul versante della raccolta pubblicitaria, soprattutto per quanto concerne la pubblicità di ambito locale.

E) REGIME SPECIALE IVA. Accanto alle sovvenzioni indicate, il settore dell’editoria beneficia anche di un regime speciale "monofase" di applicazione dell’IVA, in base al quale l’editore, quale unico soggetto passivo, è tenuto a versare un’aliquota agevolata pari al 4% sulla vendita di libri, quotidiani e periodici. Detta aliquota viene estesa ad alcuni prodotti venduti in allegato ad una pubblicazione, a determinate condizioni. Si tratta, ad esempio, di DVD e videocassette VHS, anch’essi soggetti l’applicazione dell’aliquota del 4% (rispetto a quella del 20% applicata nei normali canali di vendita) quando rappresentino supporti integrativi o integrino in senso stretto il prodotto editoriale, esplicando una funzione illustrativa del contenuto dello stesso.

F) ASPETTI PROBLEMATICI DELLE SOVVENZIONI PUBBLICHE. Sotto questo profilo, merita evidenziare che le iniziative di soggetti interessati unicamente ad accaparrarsi le sovvenzioni, e privi di reali intenti editoriali, non si risolvono soltanto nella dispersione di risorse pubbliche, ma rischiano di minare proprio il pluralismo che si intende tutelare. Infatti, in questi casi il sostegno pubblico attribuisce paradossalmente un vantaggio competitivo alle testate "di facciata" rispetto ai piccoli editori che davvero possono contribuire alla varietà dei contenuti. Analogamente, occorrerebbe evitare che i contributi diretti finiscano col beneficiare i grandi gruppi ed i soggetti che con questi cooperano. In particolare, non appare neutrale, in termini concorrenziali, l’assegnazione di sussidi a testate locali che collaborino con i grandi editori, spesso distribuendo la propria pubblicazione congiuntamente a quella nazionale, in una determinata area.

 

 

 

 

 

 

 

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