INFORMAZIONE. Fieg: la crisi ha investito la stampa ma cresce il web

La crisi economica ha investito la stampa – l’anno più negativo da tutti i punti di vista è stato il 2009, mentre il 2010 registra segnali di ripresa – e gli acquisti dei quotidiani sono diminuiti e diminuiscono ormai da anni, ma hanno "tenuto" il numero di lettori e soprattutto i siti web dei quotidiani, che hanno visto una crescita di visitatori. C’è stato un calo più generale in termini di fatturato e diffusione per i periodici. Rimane critico il settore della pubblicità, che investe soprattutto nella televisione. Nel 2010 il margine operativo lordo aggregato delle imprese editrici di quotidiani è tornato positivo, dopo il preoccupante calo del 2009 (che aveva fatto registrare anche una flessione del fatturato editoriale dell’11,9%, dovuta a un calo degli introiti pubblicitari e dei ricavi da vendita). Segnali di ripresa che fanno parlare di "cauto ottimismo" si registrano invece per quest’anno.

È l’analisi de "La stampa in Italia 2008-2010" presentata oggi dalla Federazione italiana editori giornali (Fieg) a Roma, alla presenza del sottosegretario Gianni Letta. In apertura, il messaggio inviato dal Presidente della Repubblica: Giorgio Napolitano, si legge nella nota, "desidera sottolineare la funzione essenziale che la indipendenza e il pluralismo dell’informazione debbono assolvere nella ricerca di nuovi equilibri tra i diversi strumenti tecnologici di comunicazione e nell’affrontare la sfida della multimedialità".

Il numero dei lettori quotidiani nel 2010 si è attestato sopra i 24 milioni. Le vendite dei quotidiani sono però diminuite – secondo la Relazione generale sulla situazione economica del Paese, nel 2009 la spesa per giornali e libri è diminuita del 12,4%. Ma, ha sottolineato il presidente della Fieg Carlo Malinconico nella sua relazione, la "capillare presenza dei giornali nell’area della multimedialità" con i siti web ha avuto risultati rilevanti e "a fine 2010, circa il 50% degli utenti nel giorno medio su internet sono utenti di siti gestiti da giornali. Questo numero è aumentato nell’ultimo anno del 37%".

Uno dei fattori critici è rappresentato dagli investimenti pubblicitari: nel 2009 sono diminuiti del 13,4%, nel 2010 sono tornati a crescere (più 3,8%) ma comunque la stampa ha accusato un dato finale ancora di segno negativo, pari a meno 4,3%, con una conseguente contrazione della quota di mercato scesa del 28,8% al 26,6%. In questo caso, spicca la peculiare situazione italiana in cui è la televisione a consolidare la sua posizione e a detenere una quota ormai vicina al 60% delle risorse investite. Per il presidente Malinconico, è un "freno" quello che "proviene dall’assetto del mercato pubblicitario, che ha portato alla schiacciante supremazia della televisione come veicolo di comunicazione commerciale".

Altro tema sottolineato dal presidente Fieg è la necessità di "ripensare e ammodernare la rete di distribuzione", inadeguato per i seguenti aspetti: per la "graduale erosione dei livelli di vendita sia per i quotidiani che per i periodici", per "un ammontare di rese che, soprattutto nei periodici, supera il 40% del distribuito" e per la "esiguità degli abbonamenti che, a mala pena, raggiungono il 9% delle vendite, mentre nei paesi dell’Europa del Nord raggiungono quote pari all’80% del venduto".

Malinconico ha inoltre affermato come "il divieto di pubblicazione di atti e notizie relativi a procedimenti penali, comprese le intercettazioni, è contro la Costituzione e la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Le distorsioni del sistema – ha aggiunto – vanno eliminate a monte, non a danno dell’ultimo anello della catena, che ha il diritto-dovere d’informare".

Secondo quanto emerge dal Rapporto, dunque, "i problemi chiave con i quali deve confrontarsi l’editoria giornalistica sono sostanzialmente legati ad un mercato che non si espande sufficientemente nelle sue due tradizionali componenti – vendite delle copie e di spazi pubblicitari – e all’esigenza di individuare nuove linee di crescita dei ricavi".

di Sabrina Bergamini

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