INFORMAZIONE. Il giornalismo professionale fra blog, aggregatori e industria dei contenuti

Si è tenuto stamani presso la Federazione Nazionale Stampa italiana l’incontro sul tema "Tutti giornalisti? Il giornalismo professionale fra blog, news aggregator, citizen journalism e industria dei contenuti". L’incontro mette di fronte il mondo del giornalismo professionale, quello della cultura e della pratica digitale e quello dell’Università e della ricerca. L’obiettivo è stato di fare il punto sul dibattito in corso sui nuovi giornalismi, mettere a fuoco le sfide che i nuovi media pongono al giornalismo professionale e valutare se esso ha ancora un suo specifico ruolo sociale da difendere e rafforzare.

I dati
La TV nazionale rimane la fonte d’informazione più credibile per l’82% degli intervistati, seguita dai quotidiani nazionali/regionali 75%, da quelli locali 69%, dalla radio pubblica e la tv internazionale via satellite 56%. I weblog sono in coda per quanto concerne la credibilità 25% pur se quasi un interpellato su tre dichiara di "ritenere che i blog operano nel miglior interesse della società". Questi alcuni dei dati salienti ricavati da un poll condotto tra marzo e aprile da GlobeScan su un campione di 10,230 adulti in Inghilterra, USA, Brasile, Egitto, Germania, India, Indonesia, Nigeria,Russia e Corea del Sud. Dati presentati nel corso del We Media Global Forum, organizzato a Londra dal MediaCenter statunitense, con il supporto di BBC e Reuters a inizio maggio.

Nel corso dell’incontro a cui hanno partecipato Paolo Serventi Longhi, segretario generale della FNSI, Mario Morcellini, preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapienza di Roma, è emerso come i giornali in particolare la stampa italiana stia affrontando una sfida: preservare la carta stampata mentre si abbraccia la forma digitale. Si prospetta in futuro la tendenza per tutti i media verso messaggi specializzati diretti a segmenti più ristretti della popolazione. Ci sarà più diversità sia tra le opinioni sia nel racconto di eventi con più segmenti del pubblico che troveranno mezzi di comunicazione che sembrano progettati appositamente per loro. La rete può solo accelerare questa tendenza. Ma il giornalismo ondine è un’opportunità o una minaccia per il giornalismo di qualità? La rete è una specie di anarchia, con molti milioni di persone che offrono una mistura di notizie e opinioni; una caratteristica della stampa è la sua veridicità costantemente controllata da dentro e da fuori. Ma l’anarchia è un fenomeno temporaneo, ma in genere alla natura piace organizzarsi.

L’incontro è servito anche per fare il punto sulla figura del giornalista, sia pubblicista che professionista, e Serventi Longhi, FNSI, ha sottolineato: "Novantamila sono gli iscritti in Italia di cui oltre 20mila sono iscritti alla gestione separata INPGI, svolgono la loro attività in modo autonomo e sono liberi professionisti, poi circa 15 – 20 mila di questi vivono senza contributi e sono la parte evasiva del sistema". "E’ necessario riqualificare la professione attraverso la formazione – ribadisce il segretario generale – non bisogna evitare l’espansione, ma la formazione è il requisito per una qualificazione oggettiva. Inoltre sono necessarie nuove regole per il precariato, flessibilità non significa che il giornalista non va tutelato".

Per Morcellini, Scienze della Comunicazione: "L’informazione non svolge più la sua antica funzione di partecipazione, oggi è gestita in diretta, i giornalisti vogliono esser protagonisti di se stessi. Sono cambiati i valori d’uso e le modalità di accesso. La ricerca può aiutare a definire le regole, è possibile comprendere dalle tipologie dei precari i risvolti dannosi che possono esserci anche per chi fa profitto."

 

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