INFORMAZIONE. Italia corre ma gli altri paesi europei sono già lontani. Rapporto Censis/Ucsi

L’Italia dei media corre ma gli altri paesi europei sono già molto lontani. La televisione si conferma al primo posto in termini di uso e di diffusione ma agli ultimi posti per grado di soddisfazione. C’è, negli ultimi anni, una tendenza alla crescita degli utenti di internet e dei libri: ma se il dato viene confrontato con quello di Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna, l’Italia si conferma ancora all’ultimo posto. Mentre conferma la sua vocazione all’uso del telefono cellulare. E in un quadro comparativo, dal punto di vista dell’uso dei media, è la Francia ad avere un profilo più simile a quello italiano. Sono alcuni dei dati che emergono dall’anteprima del Sesto rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione in Italia, "Le diete mediatiche degli italiani nello scenario europeo", presentata oggi a Roma.

"L’Italia corre, ma gli altri sono già molto lontani – si legge nello studio – Negli ultimi anni, infatti, in Italia abbiamo conosciuto un notevole incremento della capacità di accostarsi a un maggior numero di media per assolvere ai nostri bisogni formativi e comunicativi, ma questo sforzo non ci ha ancora collocato su di un piano analogo a quello dei grandi paesi europei. E il rischio che, pur muovendo velocemente, le distanze possano ancora aumentare non è da escludere". Ma qual è lo stato dei media? In Italia la dipendenza dal modello televisivo tradizionale, quello analogico terrestre, è ancora molto forte ed è la più alta fra i paesi europei considerati: è infatti al 72,1% la percentuale di popolazione che nel nostro paese vede solo e unicamente programmi della televisione tradizionale, a fronte del 65% della Spagna e della Francia, del 50% della Germania e del 31% della Gran Bretagna. E la differenza passa dalla diffusione della tecnologia digitale. Altra specificità italiana che emerge dallo studio è rappresentata dal fatto che solo in Italia l’uso del cellulare compete in termini di diffusione (79% della popolazione sopra i 14 anni) con il mezzo televisivo.

Radio e quotidiani hanno un grande pubblico in Europa mentre solo la Francia presenta una percentuale di lettori di quotidiani paragonabile a quella italiana (61,9 % a fronte del 59,1%). Solo l’Italia, rileva lo studio, appare "teledipendente", non tanto per l’estensione del pubblico televisivo quanto per le limitazioni riscontrate nel pubblico degli altri media. In Gran Bretagna il pubblico della tv tradizionale è superiore a quello italiano (94,9% contro 93,9% circa) ma la radio è all’80,1% (in Italia invece al 63,5%), i quotidiani al 77,9% (in Italia al 59,1%), i libri al 75% (qui al 55,3%) e internet al 61,4% (contro il 37,6% italiano). La Francia ha il profilo più simile a quello italiano.

Leggere libri, rileva inoltre la ricerca, non è un lusso per pochi: il pubblico dei lettori è ampio in tutta Europa, in Gran Bretagna e in Germania coinvolge circa i tre quarti della popolazione, in Francia e Spagna intorno ai due terzi, mentre "in Italia siamo costretti a cercare di capire come mai siamo riusciti a superare la soglia della metà della popolazione che ha letto almeno un libro nell’ultimo anno". Nel Nord Europa internet è un vero mass media: il 61% dei britannici che usa internet si contrappone infatti al numero degli utenti italiani che, pure in crescita negli ultimi anni, si attesta intorno al 38% della popolazione. "Viaggiamo a velocità differenti – commentano gli autori dello studio – e non solo nel campo della comunicazione digitale".

La ricerca ha preso in considerazione i bisogni degli utenti dei media e il grado di soddisfazione: la televisione – ha sintetizzato Raffaele Pastore, responsabile del settore comunicazione del Censis – è sempre ai primi posti nell’uso ma agli ultimi nel livello di soddisfazione; internet invece è sempre al primo posto in termini di soddisfazione, per i quotidiani c’è convergenza fra uso e soddisfazione, mentre per i libri i dati sembrerebbero dire che "in fondo è meglio leggere un libro". Ma a cosa servono i media? Per l’80% degli italiani "informarsi" è il primo bisogno relativo all’uso dei media in ordine di importanza nella vita quotidiana (naturalmente non solo sui grandi temi ma anche, per così dire, sul gossip). Al secondo posto (69%) si piazza invece il bisogno di "approfondire", al terzo l’interesse per la musica (che riveste la massima importanza per una media del 46% degli italiani), al quarto posto c’è il bisogno di "relazionarsi" (segnalato dal 45% delle persone), cui segue il bisogno di "accedere a servizi utili" (41%), il desiderio di "intrattenimento" (41%) e infine il bisogno di "orientarsi negli acquisti" (21%).

Per informarsi si ricorre principalmente alla televisione (90%) seguita dai quotidiani (56%), dalla radio (47%), dal teletext (29%), da internet (29%) e dai libri (28%). Ma se si guarda al grado di soddisfazione l’ordine dei media cambia: la massima soddisfazione è infatti segnalata per internet (75% delle persone), cui seguono i libri (64%), i quotidiani (54%), la radio (53%), il teletext (48%) e solo in ultimo la televisione (42%). Così, se si considera l’approfondimento, al primo posto c’è la televisione (73%) seguita rispettivamente da quotidiani (43%), libri (36%), internet (32%), radio (28%) e settimanali (23%), mentre la graduatoria della soddisfazione vede al primo posto internet (al 76%), i libri (al 72%), la radio e i quotidiani (52%), la televisione e i settimanali (48%). In sintesi, rileva lo studio, "la TV è sempre al primo posto in termini di diffusione (persino nell’ascolto della musica) ma internet, libri, Mp3 e cellulari sono sempre al primo posto in quanto a soddisfazione ottenuta dall’uso".

"L’Italia non esce brillantemente dal confronto – ha detto Emilio Rossi, presidente del Comitato Tv e minori – non perché sia ferma ma perché per recuperare avrebbe bisogno di una velocità di aggiornamento che ancora non ha raggiunto". Il Segretario generale del Censis Giuseppe De Rita ha invece sottolineato che "il problema dell’Europa è un problema di crisi culturale" legata anche alla crisi della occidentalizzazione e ha sottolineato le dinamiche dell’offerta, che "non è altro che l’aumento della dimensione virtuale del mondo moderno cui siamo immersi senza un aggancio alla cultura europea e occidentale". Informarsi e approfondire, ha sottolineato De Rita, sono al primo posto: "cerchiamo di capire ma non siamo partecipi di una cultura collettiva" e si verifica una sorta di nazionalizzazione dell’intrattenimento. "Cominciare a guardare ai problemi europei – ha concluso il Segretario generale del Censis – può essere anche un modo per uscire dalla crisi della comunicazione italiana".

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