INFORMAZIONE. “L’Europa è un prodotto vendibile?” Se lo chiedono i giornalisti europei

L’informazione europea è vendibile? Ma soprattutto, c’è qualcuno disposto ad acquistarla? Sono state queste le domande che hanno caratterizzato il convegno tenutosi oggi a Roma, presso il palazzo dell’Informazione, sul tema "Europa e cittadini: quale informazione?". L’iniziativa ha concluso un ciclo di tre tavole rotonde che l’Age (Associazione dei giornalisti europei) ha organizzato per portare un po’ di Europa tra i cittadini, riflettendo su quelli che sono i principi fondamentali dell’Unione Europea.

I temi dei dibattiti sono stati la libertà di stampa, il diritto alla cultura e il dialogo interculturale, essendo quest’ultimo il tema del 2008 come Anno Europeo. L’Age svolge la missione importante ma molto difficile, come è risultato dalle conclusioni del convegno, di collegare le istituzioni europee al mondo dei media, per contribuire a far comprendere all’opinione pubblica il processo di integrazione europeo.

"Da qualche anno le istituzioni europee si stanno ponendo il problema del suffragio popolare e tutti gli uffici di informazione, dai nazionali ai locali, hanno cambiato il loro ruolo, indirizzandosi verso una comunicazione istituzionale scevra da orientamenti politici". Sono state queste le parole della direttrice dell’ufficio informazione per l’Italia del Parlamento europeo, Carla Albani, che ha introdotto i lavori.

Dalla recente indagine di Eurobarometro sulla percezione dei cittadini in merito al”Unione Europea, sono emersi dati sconfortanti riguardo alla comunicazione istituzionale: l’informazione sull’Ue costituisce meno del 3% dell’informazione globale che passa nei telegiornali e sui giornali. E in questo l’Italia non si distingue, dato che nei contratti di servizi della Rai la parola Europa non è neanche menzionata.

"Il servizio pubblico di informazione ha le sue responsabilità"ha dichiarato Marco Beltrandi, della Commissione parlamentare di vigilanza Rai. "Nel contratto con la Rai, che comprende una quarantina di articoli su tutti i temi da trattare, non c’è la parola Europa – ha aggiunto Beltrandi. "Solo di canone la Rai riceve circa 1480 milioni di euro all’anno, quindi le risorse ci sono ma sono spese male".

La denuncia di Beltrandi, oltre che al servizio pubblico, si è rivolta alla formazione dei giornalisti,che devono rivedere alcune mancanze deontologiche, e alla politica, che spesso disattenta verso il cittadino, provocando un danno anche alle istituzioni.

Ed ecco che ritorna la domanda iniziale: l’Europa è un prodotto vendibile in una realtà in cui l’informazione oscilla tra le esigenze di spettacolarizzazione e una domanda di rigore che rischia di relegare le notizie nel girone degli addetti ai lavori?

Il Presidente onorario dell’Associazione dei giornalisti europei, Athanase Papandropoulos, ribalta la questione: "I cittadini vogliono essere informati?" Secondo Papandropoulos c’è principalmente un problema di deficit pedagogico sull’Europa, a cui bisogna ovviare con un’educazione, sia per i giovani che per gli adulti, che contribuisca a creare un comune senso di appartenenza europeo.

L’altro problema evidenziato da Papandropoulos sta nel fatto che l’informazione è diventata teatrale e anche la stampa scritta è diventata televisiva. "Vedere non è capire e con l’informazione teatrale c’è spettacolo, non comprensione" ha dichiarato Papandropoulos.

Le conclusioni del convegno sono riassumibili con queste parole: la comunicazione sull’Europa non è facile, soprattutto perché la struttura stessa dell’Unione Europea è complicata. Però è un’informazione che ci riguarda tutti, in quanto cittadini europei, e non può essere più sentita come lontana, relegata nell’ambito delle notizie estere. Ogni politica nazionale dipende da quella europea e ha la responsabilità di trasmettere questo concetto all’opinione pubblica.

a cura di Antonella Giordano

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