INFORMAZIONE. MSF: ecco le crisi umanitarie dimenticate dai media

Ci sono guerre, civili in fuga, crisi sanitarie, malnutrizione, catastrofi umanitarie che non raggiungono i media. Sono crisi ignorate, dimenticate, respinte nell’oblio, e finiscono sotto i riflettori solo se ci sono attentati improvvisi, se sono coinvolti gli interessi nazionali o occidentali, se ci sono vertici politici in corso, se c’è una campagna di sensibilizzazione con testimonial d’eccezione. Nei telegiornali Rai e Mediaset negli ultimi anni c’è stato un calo costante delle notizie sulle crisi umanitarie, passate dal 10% del totale nel 2006 al 6% nel 2008. E i numeri lo spiegano bene: un anno di fame nel mondo ha prodotto 110 notizie, un solo inverno di influenza ben 121. Un mese di colera nello Zimbabwe è valso solo 12 notizie, mentre l’estate Flavio Briatore ed Elisabetta Gregoraci si è tradotta in 33 notizie. La crisi dimenticata per eccellenza è quella del Darfur, che si accompagna a riflessioni proprio sulla dimenticanza dei media e spesso diventa visibile per iniziative di sensibilizzazione da parte di testimonial come George Clooney. Nel 2008, un anno di crisi in Sudan ha prodotto 53 notizie contro le 81 scaturite da tre mesi di caldo estivo. Nel 2008 l’Etiopia raccoglie solo 6 notizie nei principali telegiornali nazionali. Un anno in compagnia di Carla Bruni ha fruttato invece 208 notizie.

Sono i numeri delle crisi umanitarie dimenticate, e della loro scarsa e incompleta copertura da parte dei media, resi noti oggi dall’Osservatorio di Pavia e da Medici Senza Frontiere. MSF ha infatti pubblicato il quinto rapporto "Le crisi umanitarie dimenticate dai media nel 2008" con le dieci crisi internazionali più trascurate e un’analisi sulla copertura mediale fatta dai principali telegiornali della tv generalista – i telegiornali delle reti Rai e Mediaset nell’edizione del day time e del prime time – da parte dell’Osservatorio di Pavia.

Quali sono le dieci crisi umanitarie più gravi e più ignorate dai media nel 2008? Per Medici Senza Frontiere sono la catastrofe umanitaria in Somalia, la situazione sanitaria in Myanmar, la crisi sanitaria nello Zimbabwe, la guerra nel Congo Orientale, la malnutrizione infantile, la situazione della regione somala dell’Etiopia, i civili uccisi e in fuga nel Pakistan nord-occidentale, la violenza in Sudan, la situazione dei civili in Iraq e la coinfezione HIV/TBC. Per quest’ultima non c’è stato nessun servizio televisivo.

"Per noi – ha detto il direttore generale di MSF Italia Kostas Moschochoritis – è un dovere raccontare quello che i nostri operatori vedono e quello che raccontano i nostri pazienti. Abbiamo il dovere di raccontare quello che vediamo. Altra parte della nostra testimonianza è denunciare quando l’azione umanitaria viene ostacolata". Moschochoritis ha sottolineato la difficoltà di raccontare le crisi "perché sono argomenti difficili e c’è la percezione falsa che non interessino il pubblico".

La presentazione dello studio si accompagna al lancio della campagna "Adotta una crisi dimenticata" lanciata oggi con il patrocinio della Federazione nazionale stampa italiana (FNSI). "Quest’anno – ha detto il direttore di MSF Italia – vogliamo essere propositivi e lanciamo la campagna "Adotta una crisi dimenticata" per chiedere ai media un impegno a presentare le crisi in modo più frequente nell’arco di un anno. Le adesioni lasciano sperare in un risultato positivo". Alla campagna sono infatti già arrivate le adesioni di Tg2, Tg4, la Repubblica, il Giornale RadioRai, il Sole 24 ore, la Stampa, il Venerdì di Repubblica, Internazionale, il Corriere della Sera online.

Le crisi umanitarie sono dimenticate e spesso se ne parla solo per breve tempo, in coincidenza con quella che viene considerata l’apice della crisi: è il caso del Myanmar, che trova spazio solo durante il ciclone Nargis e poi ricade nel silenzio, e del Nord Kivu nella Repubblica Democratica del Congo, per il quale i media coprono solo l’assedio della città di Goma. Altri temi vengono coperti dai media privilegiando le notizie incentrate sugli attentati, sulle elezioni, sul coinvolgimento italiano nella regione, mentre viene trascurata la situazione umanitaria dei civili. I media italiani parlano delle crisi se ci sono in ballo interessi nazionali, eventi o personaggi italiani o comunque occidentali, oppure in occasione di vertici internazionali o iniziative di sensibilizzazione con testimonial di fama, come accade rispettivamente per la malnutrizione infantile, di cui si è parlato soprattutto in occasione dei vertici Fao o G8, e per il Sudan.

 

di Sabrina Bergamini

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