INFORMAZIONE. Osservatorio sicurezza: italiani preoccupati da crisi mentre i tg parlano di crimine

C’è una dissociazione fra le priorità e le paure dei cittadini italiani, assorbiti dallo spettro della disoccupazione, dalla crisi economica, dal timore dei giovani di non trovare lavoro, e la rappresentazione della realtà restituita dai mass media, che puntano invece soprattutto sulla presunta "passione criminale" degli italiani. Un fenomeno che emerge in Italia e si discosta da quanto accade nel resto d’Europa, dove i mezzi di informazione sono più attenti all’agenda delle preoccupazioni dei cittadini.

"In Italia come nei maggiori paesi europei, i cittadini sono fortemente preoccupati per la crisi economica, l’aumento della disoccupazione e il timore, soprattutto per i giovani, di non trovare lavoro": è questa la priorità assoluta che emerge dal Rapporto 2010 dell’Osservatorio Europeo sulla Sicurezza – iniziativa di Fondazione Unipolis, Demos&Pi, Osservatorio di Pavia – presentato oggi.

Sei europei su dieci considerano la dimensione economica quella più importante: si va dall’89% degli spagnoli al 34% dei tedeschi, passando per il 65% di italiani, il 63% dei francesi e il 51% dei britannici.

Rileva però la ricerca: "Se questa è la realtà, intesa come l’effettiva percezione delle persone, assai diversa è la rappresentazione che di questa realtà viene fornita dalla televisione e dai telegiornali in particolare. Così, se in Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna, i TG riflettono sostanzialmente – in termini di spazio dedicato – i temi evocati dall’agenda delle preoccupazioni di cittadini, in Italia si accentua l’anomalia già registrata in passato. Ai temi economici e del lavoro, – spiegano i ricercatori – la stragrande maggioranza dei notiziari italiani dedica tempi assai limitati: in media poco più del 6%. Per converso, gli spazi maggiori sono destinati alla "criminalità comune". La quale non solo non è più tra le preoccupazioni principali degli italiani, ma è raccontata soprattutto nei suoi casi eccezionali (l’omicidio Scazzi, la scomparsa della ragazzina di Brembate), in forma seriale, una sorta di "reality" quotidiano, teso in qualche modo a dare corpo alla (presunta) "passione criminale" degli italiani".

Nonostante questo andamento, che vede scarso appeal da parte della televisione nei confronti della situazione economica, emerge qualche novità. Spiega il direttore scientifico dell’Osservatorio, il prof. Ilvo Diamanti, che si fanno spazio modalità alternative di fare informazione televisiva, dal Tg de La7 al TG3 Rai al programma Vieni via con me: "Ciò suggerisce – commenta Diamanti – che la paura e l’insicurezza non sempre fanno crescere gli ascolti. Che sia, comunque, possibile fare ascolti alti anche senza puntare sulla criminalità, sull’angoscia alternata al gossip" e fa sospettare che la " ‘passione criminale’ degli italiani sia, almeno in parte, un pregiudizio dato per scontato con troppa facilità".

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