INFORMAZIONE. Rapporto Censis/Ucsi: solo mezzi audiovisivi per il 28% degli italiani

Il 28% degli italiani ha una dieta mediatica basata solo sui mezzi audiovisivi, ossia televisione, radio e cellulari, una dieta quindi che esclude del tutto l’uso di mezzi a stampa come giornali, periodici o libri. E’ quanto emerge dal 6° rapporto Censis sulla comunicazione, dal titolo "Le diete mediatiche degli italiani nello scenario europeo" presentato oggi a Perugia. La pubblicazione è in collaborazione con Ucsi, H3G, Mediaset, Mondadori, Ordine dei giornalisti, Rai e Telecom Italia.

Secondo il rapporto il 43%, invece, oltre ai mezzi audiovisivi ha anche una normale consuetudine con i mezzi a stampa. Il 23% possiede una buona dimestichezza con i mezzi audiovisivi e quelli a stampa ma anche con l’internet e tutto ciò che vi è correlato. Il 6%, infine, ha una dieta mediatica molto ricca, basata sia sui mezzi audiovisivi sia su quelli connessi all’internet, ma che esclude quasi del tutto i mezzi a stampa.

A confronto le diete medianiche di 5 paesi: Italia, Spagna, Francia, Germania e Gran Bretagna. In quanto a persone con diete mediatiche solo audiovisive abbiamo il primato rispetto agli altri quattro paesi studiati, solo la Spagna ne ha una quota abbastanza alta, pari al 25%, inferiore comunque a quella italiana, mentre in Francia sono il 19%, in Germania appena il 9% e il Gran Bretagna solo l’8%.

Per quanto riguarda le persone con diete mediatiche basate anche sui mezzi a stampa, oltre che audiovisivi, il primato è della Germania con quasi il 50% della popolazione, segue la Francia con il 44%, l’Italia con il 43%, la Gran Bretagna con il 40% e ultima la Spagna con il 37%. La quota più alta in assoluto di persone con diete mediatiche molto ricche, e cioè basate su media audiovisivi, a stampa e sull’internet, è quella della Gran Bretagna con oltre il 46% della popolazione. La più bassa è quella italiana, pari appena al 23%. Francia (29%) e Spagna (33%) sono in posizioni intermedie, mentre la Germania (37%) si avvicina di più al primato britannico.

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