INFORMAZIONE. Stop ai talk show Rai, Consumatori ricorrono al Tar

Oggi Altroconsumo e Cittadinanzattiva hanno depositato al Tar Lazio il ricorso contro la delibera del Consiglio di Amministrazione RAI dello scorso 1 marzo 2010 che ha sospeso la messa in onda di programmi informativi come Porta a Porta, Annozero, L’ultima parola, Ballarò e contro l’assoggettamento di tutte le trasmissioni di informazione alle regole della comunicazione politica.

"L’atto – si legge nella nota diffusa da Altroconsumo – chiede con urgenza l’intervento del Tar Lazio per correggere e sospendere gli effetti della decisione del CdA RAI: la lesione del diritto dei cittadini ad essere informati, dell’interesse collettivo degli utenti del servizio pubblico radiotv a un’informazione completa, obiettiva, imparziale e approfondita e la lesione del diritto all’accesso a una varietà ampia di contenuti, offerti da una pluralità di operatori in condizione di libertà di concorrenza".

"Se il servizio pubblico abdica ai propri doveri di fornire pluralità di contenuti informativi in vista delle elezioni amministrative dei prossimi 28 e 29 marzo 2010 gli utenti non riconosceranno più la funzione di servizio pubblico alla RAI. Funzione per la quale gli utenti pagano il canone", conclude la nota.

Secondo i legali delle due associazioni la delibera del CDA Rai che ha cancellato i talk show di approfondimento viola la Costituzione, la legge sulla par condicio e i doveri del servizio pubblico; né e’ in alcun modo possibile costringere le trasmissioni di informazione ad adottare gli stessi criteri previsti per le tribune elettorali. Semmai la RAI, anche in quanto concessionaria di un servizio pubblico, aveva il dovere di astenersi dall’applicazione di una normativa che essa stessa aveva pubblicamente criticato in quanto alla legge sulla par condicio e alla stessa Costituzione.

Secondo le due associazioni dei consumatori, inoltre "e’ falso e pretestuoso, e potrà essere smentito in sede giudiziale, che la delibera del CDA RAI sia in diretta attuazione del Regolamento della commissione parlamentare di vigilanza così come affermato dal Direttore Generale Masi in una intervista (perché il regolamento della commissione di vigilanza non prevedeva la cancellazione dei programmi). E’ singolare che tra le tante trasmissioni di approfondimento si sia stilato (senza alcuna motivazione) un elenco arbitrario di quelle da censurare, comprendente di fatto le più seguite. Ed e’ "paradossale" che con l’argomento di garantire la qualità e l’imparzialità si sia determinata una contrazione dell’offerta di informazione: telefilm come squadra 49, film come Ricette d’amore, documentari storici o speciali dell’isola dei famosi al posto dei programmi cancellati.

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