INFORMAZIONE. Talk show, Tar accoglie ricorso TI Media e Sky: no allo stop

Talk show in campagna elettorale, si riaprono i giochi. Il Tar del Lazio ha infatti disposto lo stop al regolamento dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni nella parte in cui blocca i talk show, accogliendo così il ricorso presentato dalle private Sky e Telecom Italia Media. L’articolo bloccato del regolamento Agcom, varato peraltro sulla base di quello fatto dalla Commissione di vigilanza della Rai, è il numero 6 al comma 2: "Nel periodo di vigenza della presente delibera, tenuto conto del servizio di interesse generale dell’attività di informazione radiotelevisiva, i notiziari diffusi dalle emittenti televisive e radiofoniche nazionali e tutti gli altri programmi a contenuto informativo, riconducibili alla responsabilità di specifiche testate giornalistiche registrate ai sensi di legge, si conformano con particolare rigore ai principi di tutela del pluralismo, dell’imparzialità, dell’indipendenza, dell’obiettività e dell’apertura alle diverse forze politiche, nonché al fine di garantire l’osservanza dei predetti principi, allo specifico criterio della parità di trattamento tra i soggetti e le diverse forze politiche individuate ai sensi dell’art. 2, comma 1, del presente regolamento". Probabile, dopo la decisione del Tar del Lazio, la convocazione d’urgenza del Consiglio di Amministrazione della Rai.

Il Tar, informano invece le agenzie, ha respinto la richiesta di Federconsumatori di annullare il Regolamento della Commissione di Vigilanza Rai perché in sostanza ha ritenuto che si tratta di un organismo parlamentare.

La decisione sul ricorso fatto da Sky e TI Media conferma che la scelta sulla par condicio era errata: questo il commento di Cittadinanzattiva, che chiede una decisione urgente sull’inibitoria al Tar, presentata insieme ad Altroconsumo, contro le scelte adottate dal CdA Rai sui dibattiti in periodo pre-elettorale. Afferma Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva: "La decisione del Tar di oggi, che accoglie il ricorso presentato da Sky e TI Media, evidenzia come il regolamento varato sulla par condicio dalla Agcom sia contro gli interessi dei cittadini. Il dibattito televisivo, se ben condotto, è una forma indispensabile per permettere ai cittadini di scegliere autonomamente e consapevolmente per chi votare. Il nostro augurio è che il Tar discuta il ricorso che abbiamo presentato in tempo utile, così da evitare che la decisione venga presa a ridosso delle elezioni, rendendo di fatto inutile il pronunciamento, che ci auguriamo sia positivo".

Obiettivo della mobilitazione delle associazioni è quello di difendere il diritto alla libertà di informazione. Secondo i legali di Cittadinanzattiva e di Altroconsumo, "la delibera del CdA Rai che ha cancellato i talk show di approfondimento viola la Costituzione, la legge sulla par condicio e i doveri del servizio pubblico; né è in alcun modo possibile costringere le trasmissioni di informazione ad adottare gli stessi criteri previsti per le tribune elettorali. Semmai la Rai, anche in quanto concessionaria di un servizio pubblico, aveva il dovere di astenersi dall’applicazione di una normativa che essa stessa aveva pubblicamente criticato in quanto contraria alla legge sulla par condicio e alla stessa Costituzione".

Altroconsumo chiede il ripristino dell’informazione sul servizio pubblico. "I programmi informativi – afferma l’associazione – possono ora andare in onda su altre emittenti, come Mediaset, Sky e La7, ma non sul servizio pubblico, per il quale gli utenti pagano il canone. Siamo al paradosso".

Il ricorso contro la delibera Rai di sospensione dei programmi d’informazione in periodo prelettorale sarà affrontato quanto prima al Tar Lazio in via cautelare, informa l’associazione. Commenta Paolo Martinello, presidente di Altroconsumo: "Gli utenti devono veder ripristinate le regole-base per poter essere informati in modo completo, obiettivo, imparziale e corretto dal servizio pubblico radiotelevisivo. La pluralità e diversità di fornitori di contenuti informativi, in concorrenza tra loro, sono alla base di uno stato civile".

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