INQUINAMENTO. Corte di Giustizia UE: causa contro l’Italia su qualità dell’aria

L’Italia è finita di nuovo sotto l’attenzione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, presso cui è stata introdotta una nuova causa. Questa volta il tema del contendere è la qualità dell’aria. Secondo la direttiva comunitaria 96/62/CE, entrata in vigore nel 1996, ogni anno i Paesi europei devono presentare relazioni sui valori limite giornalieri ed annuali da osservare per le particelle PM10. Tre anni dopo è entrata in vigore anche un’altra direttiva (99/30/CE) sui valori limite di qualità dell’aria ambiente per il biossido di zolfo, il biossido di azoto, gli ossidi di azoto, le particelle e il piombo. Secondo questa direttiva gli Stati membri devono adottare le misure necessarie per garantire che le concentrazioni di particelle PM10 non superino i valori limite di 40 flg/m3 all’anno e di 50 flg/m3 al giorno (limite da non superare più di 35 volte all’anno).

Infine, l’11 giugno 2008 è entrata in vigore la direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita. Questa prevede che, se in una determinata zona non è possibile conformarsi ai valori limite per le caratteristiche del sito, le condizioni climatiche o per l’apporto di inquinanti transfrontalieri, il Paese deve notificare alla Commissione questo casi, con adeguati piani per le aree che hanno registrato superamenti.

Sulla base delle relazioni annali trasmesse per gli anni 2005, 2006 e 2007 la Commissione ha individuato l’esistenza di superamenti dei valori limite di particelle PM10 di lungo periodo in numerose aree del territorio italiano. I dati più recenti, riferiti al 2009, indicano una persistenza della situazione di superamento dei valori limite giornalieri e/o annuali in ben 70 zone per la qualità dell’aria in Piemonte, Lombardia, Veneto, Provincia Autonoma di Trento, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia, che le misure necessarie per assicurare il rispetto di tali valori limite non risultano, ad oggi, né attuate né adottate, e che l’Italia non ha trasmesso alla Commissione nuove istanze di deroga.

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