INQUINAMENTO. Ecosistema Urbano: città immobili

Non si muove nulla. Le città italiane sono immobili, in una situazione di stallo per quanto riguarda la qualità ambientale, e sono poco sicure per una serie di problemi che spesso rimangono sullo sfondo: traffico automobilistico, smog, acqua che non arriva puntuale in tutte le case, standard antisismici carenti, produzione e smaltimento dei rifiuti fuori target. È forse l’immagine emblematica di un’Italia che arranca quella restituita da Ecosistema Urbano 2011, il rapporto curato da Legambiente e Ambiente Italia sullo stato di salute ambientale dei capoluoghi italiani, redatto con la collaborazione de Il Sole 24 Ore.

Le eco-performance delle città italiane non sono affatto buone e la sicurezza legata all’ambiente è tutta carente: la cattiva qualità dell’aria solo nei grandi centri causa 8.500 morti l’anno; la congestione da traffico vede le città in testa per numero d’incidenti (76%) e feriti (72,6%); abitazioni costruite male, nel posto sbagliato, fabbriche a rischio incidenti sono presenti in 48 capoluoghi. Le città sono annerite dallo smog, che raggiunge livelli di allarme in più della metà dei centri urbani. Come da tradizione, ci sono tante automobili private e poco trasporto pubblico, che fra l’altro perde anche passeggeri. Per i promotori dello studio, sono temi "di cui si parla poco o non si parla affatto visto che quasi sempre la sicurezza viene declinata come paura della microcriminalità".

Il rapporto è stato presentato oggi a Genova. Commenta il presidente Legambiente Vittorio Cogliati Dezza: "Salta agli occhi che non ci sono sostanziali variazioni rispetto al 2009, e se ci sono, nella maggioranza dei casi, sono in negativo. E questo vale per Varese come per Reggio Calabria. Le città sono praticamente ferme e questo perché le ammini¬strazioni locali hanno paura di cambiare passo e di imboccare con determinazione la stra¬da del cambiamento ma soprattutto perché manca la politica, a livello nazionale".

Lo studio evidenzia una situazione di immobilismo generale in cui alcuni centri fanno lievi progressi e tanto basta per far aumentare il "punteggio" della loro qualità urbana. È quanto succede a Venezia, Bolzano e Belluno, che conquistano il "podio" della classifica divisa in città grandi, medie e piccole; al contrario, la Sicilia continua a peggiorare e precipita in fondo alle graduatorie, sia che si parli di grandi capoluoghi come Palermo, Messina e Catania che di città medie come Siracusa e piccole come Caltanissetta.

Quest’anno le città sono ripartite in tre categorie: 15 grandi città sopra i 200.000 abitanti, 44 medie città tra 200.000 e 80.000 abitanti e 45 piccole città sotto gli 80.000 abitanti. Fra le grandi città, al primo posto della classifica per qualità ambientale complessiva si pone Venezia (conquista buone performance in indicatori quali qualità dell’aria, bassa motorizzazione, alto numero di passeggeri nel trasporto pubblico). Fra le città medie vince Bolzano, che migliora in diversi indicatori quali livelli di polveri sottili, politiche energetiche, recupero dei reflui e leggero aumento dei rifiuti raccolti in modo differenziato (45,4%). Belluno ha gli indici più positivi fra le città piccole. Le stesse tre classifiche lette in negativo vedono all’ultimo posto le città della Sicilia: Palermo, Catania e Messina, come pure ultime sono Siracusa e Caltanissetta.

Il rapporto analizza inoltre l’insicurezza urbana legata all’ambiente. E trova che, ad esempio, che lo smog rappresenta una delle prime emergenze ambientali in città che, complessivamente, sono messe male: in una cinquantina di comuni si rileva la presenza di aree critiche per le concentrazioni da biossido di azoto mentre per le polveri sottili sono 6 le città (Siracusa, Frosinone, Caserta, Torino, Pavia e Napoli) dove il valore medio annuo è superiore al valore limite per la protezione della salute umana (40 microgrammi/mc).

La dispersione idrica continua a essere elevata e ci sono dodici comuni con perdite idriche superiori al 50% (Siracusa, L’Aquila, Potenza, Catania, Grosseto, Avellino, Pescara, Trieste, Latina, Campobasso, Gorizia e Cosenza) mentre negli altri capoluoghi le percentuali variano: si passa dall’11% di Milano al 73% di Cosenza. In generale in 50 città più del 30% dell’acqua immessa nella rete viene perduta. Non sarà una novità, ma rimane elevate la densità automobilistica che distingue l’Italia dal panorama internazionale: rispetto ad alcune grandi capitali europee (Londra, Parigi e Berlino) che registrano valori molto bassi (32 auto/100 ab circa), il tasso medio di motorizzazione dei comuni capoluogo italiani si mantiene molto più alto, con 63,7 auto ogni 100 abitanti.

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