INQUINAMENTO. Legambiente: tutela penale reati ambientali, Italia fa un passo avanti e due indietro

Lo schema di decreto approvato dal Governo, che recepisce la direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente, fa compiere un passo avanti e due indietro verso una riforma che Legambiente definisce di "civiltà". È quanto sottolinea l’associazione, che propone un’analisi dello schema di decreto legislativo, approvato dal Consiglio dei Ministri la scorsa settimana.

Come si legge nella nota ufficiale di Palazzo Chigi, il CdM "recepisce le direttive 2008/99 e 2009/123, che danno seguito all’obbligo imposto dall’Unione europea di incriminare comportamenti fortemente pericolosi per l’ambiente, sanzionando penalmente condotte illecite individuate dalla direttiva e fino ad oggi non previste come reati ed introducendo la responsabilità delle persone giuridiche, attualmente non prevista per i reati ambientali. Due le nuove fattispecie incriminatrici nel codice penale, per sanzionare la condotta di chi uccide, distrugge, preleva o possiede, fuori dai casi consentiti, esemplari di specie animali o vegetali selvatiche protette e di chi distrugge o comunque deteriora in modo significativo un habitat all’interno di un sito protetto".

Per il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, si tratta di un’occasione persa: "Se lo spirito europeo era, infatti, quello di assicurare un’adeguata tutela penale dell’ambiente, individuando una lunga serie di reati ambientali da punire con sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive, il nostro Paese l’ha recepito in modo assolutamente fiacco, elaborando una legislazione penale ambientale solo "di facciata", completamente inefficace e scarsamente deterrente. Con questo schema di decreto i crimini ambientali continueranno, quindi, ad essere puniti solo con sanzioni di tipo contravvenzionale, peraltro di scarsa portata, con tempi di prescrizione bassissimi, l’impossibilità di usare adeguati strumenti investigativi e di chiedere rogatorie internazionali".

Secondo l’associazione ambientalista, nello schema di decreto chi commette reati ambientale rischia molto poco: per il reato di discarica abusiva, "si prevede solo l’arresto da tre mesi a due anni (misura cautelare praticamente mai applicata) e una risibile "ammenda da duemilaseicento a ventiseimila euro". Così come, – prosegue Legambiente – chi ‘cagiona l’inquinamento del suolo, del sottosuolo, delle acque superficiali o delle acque sotterranee con il superamento delle concentrazioni soglia di rischio’, che sostanzialmente, quindi, avvelena l’ambiente, rischierà l’arresto da sei mesi a un anno e l’ammenda da duemilaseicento a ventiseimila euro, se non provvede alla bonifica in conformità al progetto approvato dall’autorità competente. E’ chiaro che a chi inquina converrà pagare questa piccola multa, piuttosto che sostenere i costi altissimi – circa 200.000 euro a metro quadrato – per la bonifica del territorio".

Secondo Legambiente "dal decreto emerge, dunque, un solo un passo positivo di rilievo, ossia l’introduzione nel nostro ordinamento della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche. Queste, finalmente, saranno chiamate a rispondere con il proprio capitale per i reati ambientali. Fino a oggi tale responsabilità, prevista dal decreto 231/2001 non era prevista per gli illeciti ambientali, è quindi merito dell’Ue se si risolve una palese ingiustizia ai danni dell’ambiente".

"Lo schema di Decreto approvato dal Governo fa compiere un passo avanti e due indietro verso una riforma che Legambiente definisce di ‘civiltà’ – ha concluso Cogliati Dezza – Se infatti riconosce la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche rimane su un piano sanzionatorio blando e non delittuoso, lasciando pene assolutamente inefficaci. Una riforma efficace, dunque, sarebbe quella che prevede l’introduzione nel Codice penale dei delitti contro l’ambiente, condannando con pene reclusive, crescenti in base alla gravità degli illeciti, l’inquinamento ambientale, la frode, il disastro, il delitto di ecomafia. Di tutto ciò non c’è traccia nel nuovo schema di Decreto".

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