INQUINAMENTO. Pellet, sotto accusa anche quello Made in Italy: prodotto da legno lavorato

Dopo lo scandalo sul pellet contaminato da Cesio 137, prodotto in Lituania e commercializzato in Italia, arriva un duro colpo anche per l’immagine del pellet Made in Italy. La Ti Esse srl, una delle più grandi aziende nazionali produttrici del combustibile ecologico, da ieri è sotto sequestro, coinvolta da un’inchiesta: avrebbe prodotto pellet partendo dal legno residuo di lavorazione di alcuni mobilifici, anziché da legno vergine, come prevede la legge. Il legno "di scarto" potrebbe essere stato trattato con colle e vernici e dunque potrebbe produrre fumi dannosi alla salute. Come si può ben immaginare gli scarti da legno lavorato costano meno di quelli da legno vergine: 35-60 euro contro 100 per ogni tonnellata.

L’azienda trevigiana è accusata di falso documentale, traffico e gestione illecita di rifiuti. Ascoltata da Qualenergia, la testata giornalistica che ha diffuso la notizia, la Ti Esse nega ogni accusa. Il titolare dell’inchiesta, il comandante dei carabinieri del Noe di Treviso Alberto Prettegiani, ha spiegato che "verranno fatti i test necessari per vedere se il pellet contiene sostanze nocive, ma il solo fatto che provenga da legno lavorato la rende illegale". Resta quindi alta l’attenzione sulla filiera del pellet, anche di quella tutta italiana, "per impedire che si lucri sulla pelle dei consumatori".

 

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