INQUINAMENTO. Sequestro pellet lituano, Legambiente: “Promuovere quello di origine italiana”

La notizia di ieri del sequestro di 10mila tonnellate di pellet prodotto in Lituania, contaminato da Cesio 137 e commercializzato anche nel nostro Paese, ha provocato svariate reazioni. Secondo l’Aiel, l’Associazione italiana energie agroforestali della Cia-Confederazione italiana agricoltori, queste notizie "danno un’immagine non coerente con la realtà del pellet prodotto in Italia. Come spesso accade – scrive l’Aiel-Cia in una nota – le presunte responsabilità di pochi ricadono ingiustamente su un intero settore come quello della produzione del pellet che vede numerosi produttori italiani impegnati nel continuo miglioramento qualitativo del prodotto".

"Una parte rilevante del pellet consumato in Italia – sostiene Aiel-Cia – è prodotto da aziende italiane che impiegano legno vergine di provenienza sia nazionale, sia di alcuni paesi europei limitrofi. Attualmente in Italia sono consumate oltre un milione di tonnellate di pellet, di cui almeno 750.000 di produzione nazionale. La maggior quota di importazione (circa 250.000 t) proviene dall’Austria. Anche le quote importate sono largamente riferite a rapporti commerciali consolidati".

Dunque l’Aiel-Cia spiega che "le importazioni dai paesi baltici rappresentano una piccola e sporadica quantità, dettata prevalentemente da logiche di concorrenza sul mercato, dato che questo pellet è venduto a prezzi sensibilmente più bassi rispetto a quello nazionale. Le informazioni che sono attualmente disponibili – continua la nota – non consentono ancora di avere un quadro chiaro sull’entità e sulla portata del fenomeno, sia in termini di quantità di prodotto effettivamente contaminato, sia della soglia di reale contaminazione".

L’invito dell’Aiel-Cia è alla "prudenza rispetto a giudizi liquidatori su un intero settore produttivo che non deve essere penalizzato ingiustamente. Il pellet, infatti, rappresenta un importante biocombustibile che registra -rileva Aiel-Cia – un notevole sviluppo in tutta Europa, in grado di sostituire i combustibili fossili e che presenta notevoli vantaggi ambientali ed economici, con soddisfazione dei numerosi consumatori che lo utilizzano soprattutto per il riscaldamento domestico".

"Il tema della contaminazione radioattiva non va, tuttavia, sottovalutato e vanno sostenuti e promossi -conclude Aiel-Cia- i controlli che le pubbliche autorità sono chiamate a svolgere con rigore, anche prevedendo un aggiornamento delle norme. Comunque, questo episodio deve essere ricondotto alla sua reale portata, evitando inutili ed ingiustificati allarmismi".

Anche Legambiente si schiera a difesa del pellet che, secondo l’associazione ambientalista, è un combustibile da fonte rinnovabile che bisogna sicuramente promuovere perché – spiega Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente – il principale tassello della sostenibilità energetica e della lotta al cambiamento climatico è il mix tra efficienza e fonti pulite. Il pellet però deve essere di filiera corta – cioè di origine italiana – e certificata per garantire che la biomassa non derivi dal taglio di foreste pluviali e deve sia priva di inquinanti chimici e radioattivi". "Esistono in commercio pellet da filiere certificate – conclude Ciafani – che offrono garanzie sulla provenienza e sulla qualità del prodotto. Nonostante il prezzo sia un po’ più alto, a conti fatti la convenienza è anche economica perché il prodotto di qualità ha anche una resa migliore".

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